Siccità in Africa meridionale: l’UE stanzia oltre 22 milioni di euro di aiuti umanitari

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fiore nel deserto

La Commissione europea stanzia 22,8 milioni di euro di aiuti umanitari per contribuire a far fronte ai bisogni alimentari di emergenza e sostenere le popolazioni vulnerabili in Eswatini, Lesotho, Madagascar, Zambia e Zimbabwe.

Il finanziamento giunge in un momento in cui vaste regioni dell’Africa meridionale stanno affrontando la siccità più grave degli ultimi decenni.

Janez Lenarčič, Commissario per la Gestione delle crisi, ha dichiarato: “Molte famiglie povere, che vivono nelle regioni colpite dalla siccità in alcuni paesi dell’Africa meridionale, hanno difficoltà ad avere cibo sufficiente per sfamarsi a causa dei raccolti scarsi; di un accesso ridotto all’acqua e, in alcuni casi, del prezzo eccessivo dei prodotti alimentari sui mercati. Gli aiuti umanitari dell’UE contribuiranno a fornire prodotti alimentari ai più bisognosi e a far fronte alla crisi alimentare nelle comunità rurali fragili”. 16,8 milioni di euro di questo finanziamento saranno destinati a rafforzare l’assistenza alimentare e nutrizionale, a migliorare l’accesso ai servizi sanitari di base e all’acqua pulita e a proteggere le persone vulnerabili in Zimbabwe. L’importo restante sarà utilizzato per finanziare l’assistenza alimentare e nutrizionale in Eswatini, Madagascar, Lesotho e Zambia.

Il comunicato stampa è disponibile online in ENFR e DE.

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L’UE avvia due progetti per incentivare la collaborazione e lo scambio di informazioni in materia di cibersicurezza

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lucchetto con simboli internetOggi a Bruxelles le riunioni di avvio dei due progetti, che ricevono sovvenzioni nell’ambito del meccanismo per collegare l’Europa.

 

 

 

Oggi la Commissione europea ha avviato due progetti volti a rafforzare le capacità europee in materia di cibersicurezza e a migliorare la collaborazione tra i paesi dell’UE nella lotta alle minacce e agli incidenti informatici. Una sovvenzione di 2 milioni di euro provenienti dal meccanismo per collegare l’Europa (MCE) sarà destinata a un progetto finalizzato a sostenere lo sviluppo di MeliCERTes, una rete di cooperazione tra gruppi di intervento per la sicurezza informatica in caso di incidente (CSIRT) negli Stati membri dell’UE. Un consorzio comprendente i CSIRT della Polonia, dell’Austria, dell’Estonia e del Lussemburgo opererà in stretta collaborazione con l’Agenzia dell’UE per la cibersicurezza per sviluppare e gestire la piattaforma aperta, che offre strumenti di collaborazione a sostegno dei gruppi di risposta alle emergenze nell’UE.

Il secondo progetto, che dispone di una dotazione finanziaria di 1,5 milioni di euro nel quadro del programma di finanziamento dell’MCE, verterà sui meccanismi di cooperazione dei centri di condivisione e analisi delle informazioni (ISAC). Nella fattispecie, creerà e svilupperà a livello europeo ISAC che offrono una varietà di servizi essenziali stabiliti nella direttiva europea sulla sicurezza delle reti e dell’informazione (NIS), in settori quali la sanità, l’acqua, le infrastrutture digitali e i trasporti.

L’UE investe oltre 60 milioni di euro nel quadro del programma di finanziamento del meccanismo per collegare l’Europa per rafforzare le proprie capacità in materia di cibersicurezza, accrescere la cooperazione transfrontaliera e gestire in modo più efficace le minacce e gli incidenti informatici.

Maggiori informazioni sono disponibili qui.

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DiscoverEU: 20 000 giovani in più esploreranno l’Europa nel 2020

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Dal lancio di DiscoverEU ad oggi, circa 50000 giovani hanno già avuto l’opportunità di viaggiare in tutta Europa.

 

 

 

Circa 20 000 diciottenni otterranno un pass DiscoverEU nell’ambito dell’omonima iniziativa che nell’ultima tornata, la quarta, ha registrato circa 75 000 candidature provenienti da tutta Europa.

I giovani europei selezionati in base a determinati criteri di aggiudicazione e a quote specifiche attribuite ai singoli Stati membri potranno viaggiare al massimo per 30 giorni nel periodo compreso tra il 1° aprile e il 31 ottobre 2020.

Il Vicepresidente Schinas, responsabile per il portafoglio “Promozione dello stile di vita europeo”, ha dichiarato: “A partire dal mese di aprile, per 20 000 giovani una memorabile esperienza di viaggio, che li porterà a scoprire l’UE, diventerà realtà. Poterla condividere con gli amici e con persone provenienti da altri paesi la renderà piacevole e indimenticabile. Faranno inoltre parte di una rete informale e inclusiva più ampia nella quale esploreranno che cosa significa scoprire il nostro continente, la sua ricchezza, la sua diversità e solidarietà.”

Mariya Gabriel, Commissaria responsabile per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e i giovani, ha dichiarato: “Viaggiare in Europa e incontrare giovani di altri paesi promuove la comprensione interculturale, migliora le competenze linguistiche e rafforza la fiducia in se stessi. Accanto alle attività di solidarietà e di volontariato, finanziate nell’ambito del corpo europeo di solidarietà, DiscoverEU costituisce un’occasione imperdibile di apprendimento informale.”

I candidati selezionati saranno presto contattati e potranno iniziare ad organizzare i loro viaggi. Gli spostamenti avvengono di norma in treno; per garantire tuttavia un accesso inclusivo in tutto il continente è possibile avvalersi anche di mezzi di trasporto alternativi, come bus, traghetti o, eccezionalmente, aerei. Insieme al pass, i partecipanti riceveranno anche sostegno e orientamento, ad esempio sui viaggi sostenibili. I giovani sono invitati anche a diventare ambasciatori DiscoverEU e a riferire in merito alle loro esperienze; sono inoltre incoraggiati a contattare i compagni di viaggio tramite i social media e a condividere le loro storie.

Tutti i partecipanti sono invitati a prendere parte ai meetup di DiscoverEU, che durante l’estate si svolgeranno in varie località europee. I meetup vertono su argomenti come l’Europa verde sostenibile, la tematica di DiscoverEU per il 2020. Altre attività comprendono le opportunità di volontariato e lo sviluppo di un itinerario verde per i giovani viaggiatori.

Contesto

La Commissione ha lanciato DiscoverEU nel giugno 2018, a seguito di una proposta del Parlamento europeo. Le prime tre tornate di candidature hanno offerto a circa 50 000 giovani l’opportunità di viaggiare in tutta Europa. Per il 2020 il Parlamento europeo ha destinato 25 milioni di € a DiscoverEU. La prossima tornata di candidature e gli ulteriori aggiornamenti saranno annunciati dalla Commissione a tempo debito sul Portale europeo per i giovani.

Dato il grande interesse suscitato da DiscoverEU, la Commissione si adopera costantemente per migliorare l’iniziativa, basandosi sui riscontri forniti dai viaggiatori e dai principali portatori di interessi. Finora i partecipanti alle prime tornate descrivono DiscoverEU come un’esperienza di apprendimento valida e inclusiva, che apporta un contributo all’impegno civico, alla crescita personale e allo sviluppo di competenze. Viaggiare responsabilizza i giovani e li aiuta a sviluppare competenze chiave come le abilità linguistiche, la consapevolezza e la sensibilità interculturali. Anche la resilienza, le competenze organizzative e la capacità di risolvere i problemi rappresentano punti di forza. Inoltre due terzi dei partecipanti hanno dichiarato che, senza DiscoverEU, non sarebbero stati in grado di finanziare il loro viaggio. Alcuni di essi viaggiavano per la prima volta da soli, senza genitori o tutori.

Nel maggio 2018 la Commissione ha proposto di inglobare DiscoverEU, quale parte integrante, nel futuro programma Erasmus per il periodo 2021-2027. Fermo restando il consenso del Parlamento europeo e del Consiglio, ciò consentirebbe ad ulteriori centinaia di migliaia di diciottenni di beneficiare dell’iniziativa anche oltre detto periodo di sette anni.

Per ulteriori informazioni

FAQ

Scheda informativa

Ulteriori informazioni sono disponibili sul Portale europeo per i giovani, sulla pagina Facebook del portale europeo per i giovani e sugli account Twitter e Instagram del Portale.

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Finanziare la transizione verde: il piano di investimenti del Green Deal europeo e il meccanismo per una transizione giusta

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mani che tengono soldi e piantaL’Unione europea si è impegnata a diventare il primo blocco di Paesi al mondo a impatto climatico zero entro il 2050, obiettivo che richiede notevoli investimenti sia pubblici (a livello dell’UE e degli Stati membri) che privati.

Il piano di investimenti del Green Deal europeo presentato oggi – il cosiddetto “piano di investimenti per un’Europa sostenibile” – farà leva sugli strumenti finanziari dell’UE, in particolare InvestEU, per mobilitare investimenti pubblici e fondi privati che si dovrebbero tradurre in almeno 1 000 miliardi di € di investimenti.

Sebbene tutti gli Stati membri, le regioni e i settori debbano contribuire alla transizione, la portata della sfida non è la stessa per tutti: alcune regioni saranno particolarmente colpite e subiranno una profonda trasformazione socioeconomica. Il meccanismo per una transizione giusta fornirà loro sostegno pratico e finanziario su misura al fine di aiutare i lavoratori e generare gli investimenti locali necessari.

La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato: “Al centro del Green Deal europeo, che racchiude la nostra visione per un’Europa climaticamente neutra entro il 2050, ci sono le persone. La trasformazione che ci si prospetta è senza precedenti e avrà successo solo se è giusta e va a beneficio di tutti. Sosterremo le popolazioni e le regioni chiamate a compiere gli sforzi maggiori affinché nessuno sia lasciato indietro. Il Green Deal comporta un ingente fabbisogno di investimenti, che trasformeremo in opportunità di investimento. Il piano presentato oggi, finalizzato a mobilitare almeno 1 000 miliardi di €, indicherà la rotta da seguire e provocherà un’ondata di investimenti verdi.”

Frans Timmermans, Vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo, ha affermato: “L’indispensabile transizione verso la neutralità climatica migliorerà il benessere delle persone e aumenterà la competitività europea, ma sarà più impegnativa per i cittadini, i settori e le regioni che dipendono in maggior misura dai combustibili fossili. Il meccanismo per una transizione giusta aiuterà chi ne ha più bisogno, rendendo più attraenti gli investimenti e proponendo un pacchetto di sostegno pratico e finanziario del valore di almeno 100 miliardi di €. È così che ci impegniamo a perseguire la solidarietà e l’equità.”

Valdis Dombrovskis, Vicepresidente esecutivo per Un’economia al servizio delle persone, ha aggiunto: “Affinché l’Europa possa diventare un’economia climaticamente neutra servono impegno politico e investimenti ingenti. Il Green Deal testimonia la nostra determinazione nell’affrontare i cambiamenti climatici, a cui ora diamo seguito con un piano di finanziamento. Intendiamo innanzitutto fare leva sul bilancio dell’UE per mobilitare fondi privati a favore dei progetti verdi in tutta Europa e sostenere le regioni e le popolazioni maggiormente colpite dalla transizione. In secondo luogo introdurremo i giusti incentivi normativi per consentire la diffusione degli investimenti verdi. Da ultimo, ma non per importanza, aiuteremo le autorità pubbliche e gli attori del mercato a individuare e sviluppare questi progetti. L’Unione europea non è stata costruita in un giorno e lo stesso vale per un’Europa verde. Mettere la sostenibilità al centro dei nostri investimenti impone un cambio di mentalità: quello di oggi è un passo importante in tal senso.”

Il piano di investimenti del Green Deal europeo

Il piano di investimenti del Green Deal europeo mobiliterà i fondi dell’UE e creerà un contesto in grado di agevolare e stimolare gli investimenti pubblici e privati necessari ai fini della transizione verso un’economia climaticamente neutra, verde, competitiva e inclusiva. Il piano, che integra altre iniziative annunciate nel quadro del Green Deal, si articola in tre dimensioni:

  • finanziamento: mobilitare almeno 1 000 miliardi di € di investimenti sostenibili nei prossimi dieci anni. Il bilancio dell’UE destinerà all’azione per il clima e l’ambiente una quota di spesa pubblica senza precedenti, attirando i fondi privati, e in questo contesto la Banca europea per gli investimenti svolgerà un ruolo di primo piano;
  • quadro favorevole agli investimenti: prevedere incentivi per sbloccare e riorientare gli investimenti pubblici e privati. L’UE fornirà strumenti utili agli investitori, facendo della finanza sostenibile un pilastro del sistema finanziario. Agevolerà inoltre gli investimenti sostenibili da parte delle autorità pubbliche incoraggiando pratiche di bilancio e appalti verdi e mettendo a punto soluzioni volte a semplificare le procedure di approvazione degli aiuti di Stato nelle regioni interessate dalla transizione giusta;
  • sostegno pratico: la Commissione fornirà sostegno alle autorità pubbliche e ai promotori in fase di pianificazione, elaborazione e attuazione dei progetti sostenibili.

Il meccanismo per una transizione giusta

Il meccanismo per una transizione giusta è uno strumento chiave per garantire che la transizione verso un’economia climaticamente neutra avvenga in modo equo e non lasci indietro nessuno. Fermo restando che il piano di investimenti del Green Deal europeo si prefigge di soddisfare le esigenze di finanziamento di tutte le regioni, il meccanismo fornirà un sostegno mirato a quelle più colpite nell’intento di mobilitare almeno 100 miliardi di € nel periodo 2021-2027, attenuando così l’impatto socioeconomico della transizione. Contribuirà a generare gli investimenti di cui necessitano i lavoratori e le comunità che dipendono dalla catena del valore dei combustibili fossili. Il meccanismo si aggiunge al sostanzioso contributo fornito dal bilancio dell’Unione tramite tutti gli strumenti direttamente pertinenti alla transizione.

Il meccanismo per una transizione giusta consterà di tre fonti principali di finanziamento:

1) il Fondo per una transizione giusta, per il quale saranno stanziati 7,5 miliardi di € di nuovi fondi UE, che si sommano alla proposta della Commissione per il prossimo bilancio a lungo termine. Per poterne beneficiare gli Stati membri dovranno individuare i territori ammissibili mediante appositi piani territoriali per una transizione giusta, di concerto con la Commissione. Dovranno inoltre impegnarsi a integrare ogni euro versato dal Fondo con contributi dal Fondo europeo di sviluppo regionale e dal Fondo sociale europeo Plus, nonché con risorse nazionali supplementari. Ciò dovrebbe tradursi in finanziamenti totali dell’ordine di 30-50 miliardi di €, che mobiliteranno a loro volta ulteriori investimenti. Il Fondo per una transizione giusta concederà principalmente sovvenzioni alle regioni: sosterrà i lavoratori, aiutandoli ad esempio ad acquisire abilità e competenze spendibili sul mercato del lavoro del futuro, e appoggerà le PMI, le start-up e gli incubatori impegnati a creare nuove opportunità economiche in queste regioni. Sosterrà anche gli investimenti a favore della transizione all’energia pulita, tra cui quelli nell’efficienza energetica;

2) un sistema specifico per una transizione giusta nell’ambito di InvestEU, che punta a mobilitare fino a 45 miliardi di € di investimenti. Lo scopo è attrarre investimenti privati a beneficio delle regioni interessate, ad esempio nei settori dell’energia sostenibile e dei trasporti, e aiutare le economie locali a individuare nuove fonti di crescita; 

3) uno strumento di prestito per il settore pubblico in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti, sostenuto dal bilancio dell’UE, che dovrebbe mobilitare investimenti compresi tra 25 e 30 miliardi di €. Servirà ad accordare prestiti al settore pubblico, destinati ad esempio agli investimenti nelle reti di teleriscaldamento e alla ristrutturazione edilizia. La Commissione presenterà la relativa proposta legislativa a marzo 2020.

Il meccanismo per una transizione giusta, tuttavia, non è circoscritto ai finanziamenti. Tramite la piattaforma per una transizione giusta la Commissione offrirà assistenza tecnica agli Stati membri e agli investitori e garantirà il coinvolgimento delle comunità interessate, delle autorità locali, dei partner sociali e delle organizzazioni non governative. Il meccanismo per una transizione giusta potrà contare su un solido quadro di governance basato su piani territoriali specifici.

Contesto

L’11 dicembre 2019, mossa dall’ambizione di rendere l’UE il primo blocco di Paesi al mondo a impatto climatico zero entro il 2050, la Commissione ha presentato il Green Deal europeo. La transizione verso un’economia sostenibile comporta sforzi notevoli sul fronte degli investimenti in tutti i settori: per raggiungere gli attuali obiettivi 2030 in materia di clima ed energia saranno necessari investimenti aggiuntivi pari a 260 miliardi di € l’anno fino al 2030.

Il successo del piano di investimenti del Green Deal europeo dipenderà dall’impegno di tutti gli attori coinvolti. È essenziale che gli Stati membri e il Parlamento europeo mantengano l’alto livello di ambizione della proposta della Commissione durante i negoziati sul prossimo quadro finanziario. Altrettanto importante sarà la rapida adozione della proposta di regolamento sul Fondo per una transizione giusta.

La Commissione seguirà da vicino e valuterà i progressi compiuti in questo percorso. In quest’ottica organizzerà un summit annuale sugli investimenti sostenibili rivolto a tutti i portatori di interessi pertinenti e continuerà ad adoperarsi per promuovere e finanziare la transizione. La Commissione invita gli investitori a trarre il massimo vantaggio dal contesto normativo favorevole e dalla crescente domanda di investimenti sostenibili. Esorta inoltre le autorità ad assumere un ruolo attivo nell’individuare e sostenere questi investimenti.

Per ulteriori informazioni

MEMO: Presentazione del piano di investimenti del Green Deal europeo e del meccanismo per una transizione giusta

Schede informative:

Comunicazione della Commissione sul piano di investimenti per un’Europa sostenibile

Proposta di regolamento che istituisce il Fondo per una transizione giusta

Modifiche del regolamento sulle disposizioni comuni

Il Green Deal europeo

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Dichiarazione comune dell’Alto rappresentante/Vicepresidente Josep Borrell e del Commissario per la Gestione delle crisi Janez Lenarčič sulla situazione in Siria

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Bandiera UEL’Alto rappresentante/Vicepresidente Josep Borrell e il Commissario per la Gestione delle crisi Janez Lenarčič hanno rilasciato una dichiarazione con la quale accolgono con favore la recente decisione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di estendere l’autorizzazione all’assistenza umanitaria transfrontaliera alle persone bisognose in Siria.

“Alla luce degli enormi bisogni umanitari nel nord della Siria, il mancato raggiungimento di un accordo sull’estensione da parte del Consiglio, avrebbe avuto conseguenze catastrofiche. L’UE tuttavia si dispiace che dall’ambito della risoluzione 2504 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sia stato escluso il valico di frontiera di Yaroubia tra l’Iraq e il nord-est della Siria, dove persistono bisogni non soddisfatti su vasta scala. Questa decisione compromette la distribuzione di medicinali e attrezzature mediche essenziali nel nord-est della Siria. L’Unione europea si rammarica anche della scadenza ravvicinata della risoluzione. Per soddisfare bisogni umanitari acuti è necessario un accesso continuo e prevedibile, oltre sei mesi. […] Le operazioni militari incessanti aggravano ulteriormente questa situazione umanitaria già drammatica. L’Unione europea continua a fornire assistenza fondamentale per la sopravvivenza dei civili vulnerabili in Siria, anche nella zona nord-occidentale. Chiede a tutte le parti coinvolte nel conflitto di cessare immediatamente il fuoco, di garantire la protezione dei civili, di consentire l’accesso umanitario senza restrizioni, al di là delle considerazioni politiche, e di rispettare pienamente il diritto internazionale umanitario”. Il testo integrale della dichiarazione è disponibile online.

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La Commissione presenta oggi una comunicazione sulla costruzione di un’Europa sociale forte per transizioni giuste

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Social EuropeLa Commissione presenta oggi una comunicazione sulla costruzione di un’Europa sociale forte per transizioni giuste Tale comunicazione definisce le modalità con cui la politica sociale risponderà alle sfide e alle opportunità odierne, proponendo misure a livello dell’UE per i prossimi mesi e chiedendo un riscontro su ulteriori interventi a tutti i livelli nel settore dell’occupazione e dei diritti sociali.

La Commissione ha avviato oggi stesso la prima fase della consultazione delle parti sociali (imprese e sindacati) riguardante salari minimi equi per i lavoratori dell’UE.

Valdis Dombrovskis, Vicepresidente esecutivo per Un’economia al servizio delle persone, ha dichiarato: “L’Europa sta attraversando grandi cambiamenti. Mentre ci troviamo ad affrontare le trasformazioni ecologica e digitale e l’invecchiamento della popolazione, la Commissione vuole garantire che le persone restino al centro dell’attenzione e che l’economia sia al loro servizio. Abbiamo già uno strumento, il pilastro europeo dei diritti sociali. Ora vogliamo garantire che l’UE e i suoi Stati membri, come pure le parti interessate, si impegnino ad attuarlo.

Il Commissario per il Lavoro e i diritti sociali, Nicolas Schmit, ha affermato: “Nei prossimi anni la vita lavorativa di milioni di europei cambierà. Dobbiamo intervenire affinché la futura forza lavoro possa prosperare. L’economia sociale di mercato innovativa e inclusiva dell’Europa deve incentrarsi sulle persone, offrendo loro posti di lavoro di qualità con salari adeguati. Nessuno Stato, nessuna regione e nessuna persona possono essere lasciati indietro. Dobbiamo continuare ad adoperarci per ottenere le norme più elevate sui mercati del lavoro, affinché tutti gli europei possano vivere con dignità e ambizione.

Oggi l’Europa è un luogo unico, in cui la prosperità, l’equità e un futuro sostenibile sono obiettivi di pari importanza. In Europa godiamo di tenori di vita tra i più elevati, di condizioni di lavoro tra le migliori e di sistemi di protezione sociale tra i più efficaci al mondo. Ciò premesso, gli europei devono far fronte a una serie di mutamenti, quali la transizione a un’economia a impatto climatico zero, la digitalizzazione e i cambiamenti demografici. Tali mutamenti comporteranno nuove sfide e opportunità per la forza lavoro. Il Green Deal europeo, la nostra nuova strategia di crescita, deve garantire che l’Europa continui a ospitare i sistemi di protezione sociale più avanzati al mondo e sia un polo dinamico di innovazione e imprenditorialità competitiva.

Le pubblicazioni odierne si basano sul pilastro europeo dei diritti sociali, proclamato dalle istituzioni e dai leader dell’UE nel novembre 2017. La Commissione invita tutti i paesi, le regioni e i partner dell’UE a presentare le loro opinioni sulla via da seguire e i loro progetti per raggiungere gli obiettivi del pilastro. Ciò contribuirà alla preparazione del piano d’azione del 2021, che terrà conto di tutti i contributi e sarà sottoposto ad approvazione al più alto livello politico.

Da parte sua la Commissione oggi presenta le iniziative in programma, che daranno già un contributo all’attuazione del pilastro dell’UE. Tra le principali iniziative del 2020 si annoverano:

  • salari minimi equi per i lavoratori dell’UE;
  • una strategia europea per la parità di genere e misure vincolanti per la trasparenza delle retribuzioni;
  • l’aggiornamento dell’agenda per le competenze per l’Europa;
  • l’aggiornamento della garanzia per i giovani;
  • un vertice sul lavoro mediante piattaforme digitali;
  • un Libro verde sull’invecchiamento;
  • una strategia per le persone con disabilità;
  • una relazione demografica;
  • un regime europeo di riassicurazione contro la disoccupazione.

Tali iniziative si basano sul lavoro già svolto dall’UE in seguito alla proclamazione del pilastro nel 2017. Ma l’intervento a livello dell’UE da solo non basta. La chiave del successo è nelle mani delle autorità nazionali, regionali e locali, nonché delle parti sociali e delle parti interessate a tutti i livelli. Tutti gli europei dovrebbero avere le stesse opportunità di prosperare: dobbiamo preservare, adattare e migliorare ciò che i nostri genitori e i nostri nonni hanno costruito.

Consultazione sui salari minimi equi

Il numero di persone occupate nell’UE registra un livello record, ma molti lavoratori faticano ancora ad arrivare alla fine del mese. La Presidente von der Leyen ha espresso il desiderio che tutti i lavoratori della nostra Unione dispongano di un salario minimo equo che consenta loro di vivere in modo dignitoso ovunque lavorino.

La Commissione avvierà oggi la prima fase della consultazione delle parti sociali (imprese e sindacati) riguardante un salario minimo equo per i lavoratori dell’UE. La Commissione è in ascolto: vogliamo sapere se le parti sociali ritengono che sia necessario un intervento dell’UE e, in tal caso, se desiderano negoziarlo tra loro.

Non ci sarà un salario minimo uguale per tutti. Le eventuali proposte rifletteranno le tradizioni nazionali, che si tratti di contratti collettivi o disposizioni giuridiche. Alcuni paesi si avvalgono già di sistemi eccellenti. La Commissione desidera garantire che tutti i sistemi siano adeguati, dispongano di una copertura sufficiente, prevedano una consultazione approfondita delle parti sociali e si avvalgano di un opportuno meccanismo di aggiornamento.

Contesto

La giustizia sociale è il fondamento dell’economia sociale di mercato europea ed è al centro della nostra Unione. È alla base dell’idea che l’equità sociale e la prosperità costituiscono i pilastri per costruire una società resiliente dotata dei più elevati livelli di benessere nel mondo.

È un momento di grandi cambiamenti. I cambiamenti climatici e il degrado ambientale ci obbligheranno ad adattare l’economia, l’industria, il modo in cui viaggiamo e lavoriamo, ciò che acquistiamo e ciò che mangiamo. Si prevede che nei prossimi 5 anni l’intelligenza artificiale e la robotica da sole creeranno quasi 60 milioni di nuovi posti di lavoro nel mondo, mentre molte occupazioni cambieranno o scompariranno addirittura. La demografia europea sta cambiando: oggi viviamo più a lungo e più sani, grazie al progresso della medicina e della salute pubblica.

Questi cambiamenti, queste opportunità e queste sfide interessano tutti i paesi e tutti i cittadini europei. È quindi logico affrontarli insieme e anticiparli. Il pilastro europeo dei diritti sociali è la nostra risposta a queste ambizioni fondamentali. Esso esprime 20 principi e diritti essenziali per mercati del lavoro e sistemi di protezione sociale equi e ben funzionanti nell’Europa del XXI secolo.

Per ulteriori informazioni

Domande e risposte: un’Europa sociale forte per transizioni giuste

Scheda informativa: un’Europa sociale forte per transizioni giuste

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La Presidente von der Leyen e il collegio dei commissari prestano giuramento a Lussemburgo

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Commissione europea foto di famiglia 2019-2024Questo pomeriggio la Presidente von der Leyen e i membri del collegio presteranno ufficialmente giuramento a Lussemburgo, dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Con questo giuramento solenne, i membri della Commissione si impegnano a rispettare i trattati e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e a esercitare le loro responsabilità in piena indipendenza e nell’interesse generale dell’Unione.

La Presidente von der Leyen ha dichiarato: “Dobbiamo essere fieri dei nostri trattati e della nostra Carta e oggi giuriamo di rispettare e proteggere i nostri valori comuni, che fanno dell’Europa un luogo unico al mondo. Prestiamo giuramento dinanzi ai giudici, che rappresentano il diritto e lo Stato di diritto, i fondamenti della nostra Unione. Con questo giuramento ci impegniamo anche dinanzi ai cittadini europei a operare per un riavvicinamento sempre maggiore tra essi e le istituzioni europee e per la massima trasparenza”.

Il giuramento è previsto intorno alle 15.00 e sarà trasmesso in diretta su EbS. Il discorso della Presidente sarà anche disponibile qui dopo la cerimonia.

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Selezionati tre progetti per il programma pilota di mobilità nel settore dell’IFP per i paesi africani e dei Balcani occidentali

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La Commissione ha stanziato 8,5 milioni di euro per due progetti pilota con l’Africa e uno con i Balcani occidentali nel settore dell’istruzione e della formazione professionale (IFP).

 

 

La Commissaria per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e i giovani, Mariya Gabriel, ha dichiarato: “L’Africa e i Balcani occidentali sono una priorità strategica e politica dell’UE, ragion per cui dobbiamo sfruttare appieno tutti gli strumenti esistenti e offrire reali opportunità ai nostri partner. I tre progetti selezionati per il programma pilota di mobilità per l’istruzione e la formazione professionale sono esempi concreti che soddisfano le esigenze sia dei paesi dell’allargamento che dell’Africa. Dobbiamo accertarci che l’istruzione e la formazione professionale siano in linea con quanto richiesto dai mercati del lavoro, in particolare nei settori che potrebbero creare occupazione, come quello manifatturiero o quello agricolo”.

Il progetto pilota per l’internazionalizzazione dei sistemi IFP nei Balcani occidentali include 6 partner dei Balcani occidentali e 8 degli Stati membri dell’UE. L’alleanza per lo sviluppo di un programma di mobilità e per la condivisione delle migliori pratiche tra i sistemi IFP africani e europei (Overstep) comprende 3 Stati membri dell’UE e 10 paesi africani; mentre l’alleanza per la mobilità africana (SAAM) coinvolge 32 organizzazioni di 8 Stati membri dell’UE e 13 paesi africani. I progetti inizieranno le loro attività questo mese. Maggiori informazioni sui progetti selezionati sono disponibili qui.

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Meno della metà dei viaggiatori UE conosce i diritti dei passeggeri dell’UE

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Mondo con aerei e  monumenti

La Commissione europea ha pubblicato oggi i risultati di un sondaggio Eurobarometro sui diritti dei passeggeri nell’Unione europea (UE). Secondo il sondaggio il 43% dei cittadini dell’UE che negli ultimi 12 mesi hanno viaggiato in aereo, treno a lunga percorrenza, autobus, nave o traghetto (“viaggiatori”) sa che l’UE ha stabilito dei diritti per i passeggeri.

La Commissaria per i Trasporti Adina Vălean ha dichiarato: “L’Unione europea è l’unica regione al mondo in cui i cittadini sono completamente tutelati da un insieme di diritti dei passeggeri. È necessaria però una migliore conoscenza di tali diritti, che dovrebbero anche essere più facilmente comprensibili e applicabili. Le nostre norme dovrebbero inoltre garantire una maggiore certezza del diritto per i passeggeri e per il settore. Per questi motivi la Commissione ha proposto di modernizzare i diritti dei passeggeri nel trasporto aereo e nel trasporto ferroviario. Spetta ora al Consiglio e al Parlamento europeo giungere rapidamente a un accordo per garantire che chi viaggia all’interno dell’UE goda di una protezione efficace.”

I diritti dei passeggeri sono definiti a livello dell’UE e applicati dai fornitori del servizio di trasporto; gli organismi nazionali si occupano di garantirne il rispetto. A causa di prassi nazionali divergenti può risultare difficile per i passeggeri sapere esattamente cosa fare e a chi rivolgersi, soprattutto nel caso di passeggeri che si spostano da un paese all’altro dell’UE.

La Commissione ha già intensificato gli sforzi per migliorare la chiarezza e la conoscenza dei diritti dei passeggeri, in particolare attraverso proposte legislative sui diritti dei passeggeri nel trasporto aereo e nel trasporto ferroviario, orientamenti interpretativi e comunicazioni periodiche sulla giurisprudenza pertinente. La Commissione ha anche condotto una campagna di sensibilizzazione.

Altri dati emersi dal sondaggio:

  • il 32% degli intervistati (comprese persone che negli ultimi 12 mesi non hanno utilizzato nessuno dei modi di trasporto indicati sopra) sa che nell’UE vigono diritti dei passeggeri per quanto riguarda il trasporto aereo, ferroviario, in autobus, nave o traghetto. Ma solo il 14% ha conoscenze specifiche per quanto riguarda il trasporto aereo; il dato si attesta all’8% per il trasporto ferroviario, al 5% per i viaggi in autobus e al 3% per i viaggi in nave o traghetto. Si riscontra una maggiore conoscenza dei diritti dei passeggeri tra gli intervistati che hanno effettuato un viaggio in almeno uno dei suddetti modi (43% contro 32%); ciononostante il dato rimane al di sotto del 50%;
  • la percentuale di viaggiatori che ritengono di essere stati ben informati dei propri diritti da parte delle imprese di trasporto prima del viaggio varia a seconda del modo di trasporto: il 40% per i passeggeri di aerei, il 29% per i passeggeri di navi o traghetti, il 26% per i passeggeri di treni e il 26% per i passeggeri di autobus. Le percentuali sono ancora più basse per quanto riguarda le informazioni ricevute durante e dopo il viaggio;
  • i partecipanti al sondaggio che hanno avuto problemi durante un viaggio aereo (le cosiddette “perturbazioni del viaggio”) hanno più sovente presentato reclamo rispetto ai viaggiatori che utilizzano altri modi: così ha fatto il 37% dei passeggeri di aerei rispetto al 26% dei passeggeri di autobus, al 24% dei passeggeri di treni e al 18% dei passeggeri di navi o traghetti. Il dato per tutti i modi è pari al 26%. Nel caso dei viaggiatori che hanno subito una perturbazione del viaggio ma non hanno presentato un reclamo ufficiale (il 72% per cento degli intervistati), il motivo più comune per non presentare reclamo è stato la sensazione che fosse inutile farlo (45%), seguito dal fatto di considerare troppo esigua la somma di denaro in questione (25%);
  • il 53% di coloro che nel corso degli ultimi 12 mesi hanno subito una perturbazione del viaggio aereo ha dichiarato che la compagnia aerea ha offerto loro qualche forma di assistenza (ad esempio cibo e bevande, volo alternativo, rimborso, risarcimento, alloggio ecc.), indipendentemente dal fatto che i passeggeri avessero reclamato o meno. Solo il 43% dei passeggeri del trasporto ferroviario e il 38% di coloro che hanno viaggiato in autobus, nave o traghetto hanno dichiarato di aver ricevuto un’offerta di aiuto da parte delle imprese di trasporto in caso di perturbazioni;
  • il 55% degli intervistati che hanno presentato reclamo presso l’impresa di trasporto relativamente alla perturbazione del viaggio dichiara di essere soddisfatto di come è stato gestito il reclamo, ma solo il 37% di quanti hanno subito una perturbazione ha dichiarato di essere soddisfatto del modo in cui l’impresa di trasporto li ha informati in merito alle procedure di reclamo;
  • un’ampia maggioranza (81%) di coloro che si sono trovati a richiedere assistenza per una persona con disabilità o a mobilità ridotta (l’8% dei partecipanti al sondaggio) si dichiara soddisfatta del riscontro dell’impresa di trasporto. Una percentuale inferiore (60%) ha espresso soddisfazione nel caso di un viaggio multimodale.

Prossime tappe

I risultati del sondaggio andranno a confluire nelle due procedure legislative in corso relative ai diritti dei passeggeri nel trasporto ferroviario e nel trasporto aereo, come pure nelle valutazioni dei diritti dei passeggeri di autobus, dei diritti dei passeggeri di navi e traghetti e dei diritti dei passeggeri con disabilità o a mobilità ridotta nel trasporto aereo. In questo contesto si terrà conto anche dell’accessibilità al trasporto multimodale per questi ultimi passeggeri e per gli altri viaggiatori.

Contesto

Nell’ambito del sondaggio, condotto tra il 19 febbraio e il 4 marzo del 2019, sono stati intervistati 27 973 cittadini dell’UE.

È stata introdotta una normativa a livello dell’UE per tutti i modi di trasporto al fine di proteggere i diritti dei passeggeri e garantire che questi non si perdano in un dedalo di norme nazionali. Si tratta di un caso unico al mondo in quanto nessun altro continente offre ai passeggeri di qualsiasi modo di trasporto questo tipo di protezione.

Per ulteriori informazioni

I risultati completi dell’indagine Eurobarometro sui diritti dei passeggeri.

Informazioni sui diritti dei passeggeri dell’UE sono disponibili sulle pagine web “La tua Europa“.

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Aumenta la tutela della proprietà intellettuale europea sui mercati mondiali

Pubblicato il Lascia un commentoPubblicato in Ue - Cittadini

libro con occhialiOggi la Commissione europea ha pubblicato l’ultima relazione sulla tutela e l’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale nei paesi terzi. Nonostante i miglioramenti verificatisi dopo la pubblicazione della precedente relazione, permangono preoccupazioni, margini di miglioramento e interventi da compiere.

Le violazioni dei diritti di proprietà intellettuale in tutto il mondo costano alle imprese europee miliardi di euro di mancato guadagno e mettono a rischio migliaia di posti di lavoro. La relazione pubblicata oggi individua tre gruppi di paesi sui quali l’UE concentrerà la propria azione.

Phil Hogan, Commissario per il Commercio, ha dichiarato: “La protezione della proprietà intellettuale, che comprende i marchi commerciali, i brevetti e le indicazioni geografiche, è fondamentale per la crescita economica dell’UE e per la sua capacità di favorire l’innovazione e di restare competitiva sulla scena mondiale. L’82% di tutte le esportazioni dell’UE proviene da settori che dipendono dalla proprietà intellettuale. Le violazioni della proprietà intellettuale, come il trasferimento forzato di tecnologie, il furto di proprietà intellettuale, la contraffazione e la pirateria mettono a repentaglio ogni anno centinaia di migliaia di posti di lavoro nell’UE. Le informazioni raccolte nella relazione ci consentiranno di proteggere ancor più efficacemente le imprese e i lavoratori dell’UE contro le violazioni dei diritti di proprietà intellettuale, come la contraffazione o la pirateria dei diritti d’autore.”

Le industrie che fanno un uso intensivo della proprietà intellettuale hanno creato circa 84 milioni di posti di lavoro in Europa e prodotto il 45% del PIL complessivo dell’UE nel periodo 2014-2016. Sistemi di proprietà intellettuale efficienti, ben strutturati ed equilibrati sono fondamentali per promuovere gli investimenti, l’innovazione, la crescita e le attività commerciali globali delle nostre imprese. Per ulteriori informazioni si vedano la relazione e il comunicato stampa.

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