Cittadinanza dell’UE: una nuova indagine indica che i cittadini dell’UE conoscono meglio i loro diritti

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Secondo una nuova indagine Eurobarometro sulla cittadinanza dell’UE e la democrazia, pubblicata oggi dalla Commissione europea, la grande maggioranza degli europei (91 %) conosce il concetto di cittadino dell’Unione europea“. Si tratta del livello di consapevolezza più elevato dal 2007 ad oggi,raggiunto con un aumento costante rispetto all’87 % registrato nel 2015.

La maggior parte degli europei è ben informata sui propri diritti elettorali, a livello sia nazionale che europeo. Oggi la Commissione europea lancia anche una consultazione pubblica sui diritti legati alla cittadinanza dell’UE

Vera Jourová, Vicepresidente per i Valori e la trasparenza, ha dichiarato: “Sono lieta di constatare che sempre più europei sono consapevoli dei loro diritti legati alla cittadinanza dell’UE: il diritto di risiedere in un altro Stato membro, il diritto di essere trattati allo stesso modo, indipendentemente dalla nazionalità e il diritto di votare e di candidarsi alle elezioni europee. Ma i cittadini devono anche sapere come far valere tali diritti quando non vengono rispettati. Voglio rendere i cittadini europei più forti e più consapevoli, in modo che possano beneficiare al massimo di ciò che offre l’Europa”.

Didier Reynders, commissario per la Giustizia e i consumatori, ha dichiarato: “Promuovere la cittadinanza dell’UE e la partecipazione alla vita democratica rimane una delle massime priorità della Commissione. È quindi molto incoraggiante constatare che la stragrande maggioranza degli europei conosce che cosa concretamente significhi essere un cittadino dell’Unione europea. La Commissione europea è inoltre impegnata a garantire che i cittadini possano continuare a godere di tutti i diritti che la cittadinanza dell’UE conferisce loro. Ciò è tanto più vero in questi tempi di COVID-19, in cui dobbiamo essere particolarmente vigilanti per garantire la protezione  dei diritti dei cittadini.”

Principali risultati dell’indagine sulla cittadinanza dell’UE e la democrazia

1. Elevato livello di consapevolezza in materia di diritti legati alla cittadinanza dell’UE 

Secondo l’indagine, più di sei europei su dieci (65 %) sanno conoscono il concetto di “cittadinanza dell’Unione europea” e sanno cosa significa, mentre quasi uno su tre (26 %) ne ha sentito parlare. I cittadini sono particolarmente consapevoli del diritto di presentare denuncia presso le istituzioni dell’Unione europea (89 %), del diritto di risiedere in qualsiasi Stato membro dell’UE (85 %) e, qualora si trovino in un altro Stato membro, del diritto di essere trattati allo stesso modo di un cittadino di quello Stato membro (81 %). Anche se il numero di cittadini europei che sanno cosa fare quando i loro diritti di cittadini dell’UE non vengono rispettati è in costante crescita, soltanto il 37 % si considera bene informato in materia. Tale valore rappresenta un aumento di 11 punti percentuali rispetto al 26 % registrato nel 2015. Infine, il 92 % dei partecipanti all’indagine ha affermato che, nel caso si trovasse in un paese al di fuori dell’UE in cui non c’è un consolato o un’ambasciata del proprio paese e avesse bisogno di aiuto, si rivolgerebbe ad una delegazione dell’UE.

2. Vantaggi complessivi della libera circolazione nell’UE

A proposito della libera circolazione, l’84 % dei partecipanti ritiene che la libera circolazione dei cittadini dell’UE all’interno dell’Unione europea comporti vantaggi complessivi per l’economia del loro paese. Tale valore corrisponde ad un aumento di 13 punti percentuali rispetto al 2015, quando i vantaggi associati alla libera circolazione erano stati riconosciuti dal 71 % dei cittadini. L’indagine Eurobarometro è stata realizzata prima dell’introduzione nella maggior parte degli Stati membri delle misure di confinamento dovute all’epidemia di COVID-19.

3. Buona conoscenza dei diritti elettorali dell’UE

L’indagine Eurobarometro comprendeva anche alcune domande sui diritti elettorali dei cittadini dell’UEPiù di sette intervistati su dieci (71 %) sanno che un cittadino europeo che vive in un paese dell’UE diverso dal suo paese di origine ha il diritto di votare o di candidarsi alle elezioni del Parlamento europeo. Alla domanda sulle elezioni del Parlamento europeo del 2019, una grande maggioranza di partecipanti ha affermato che maggiori o migliori informazioni sulle elezioni in generale e, più in particolare, sull’impatto dell’UE sulla loro vita quotidiana li avrebbero resi più propensi a votare.

Consultazione pubblica sulla cittadinanza dell’UE

Oggi la Commissione europea lancia anche una consultazione pubblica sui diritti legati alla cittadinanza IP/20/1293 dell’UE. L’obiettivo della consultazione è raccogliere informazioni, esperienze e opinioni sui diritti legati alla cittadinanza dell’UE, dati che confluiranno poi nella prossima relazione sulla cittadinanza dell’UE. Alla luce della pandemia di COVID-19, la consultazione comprende anche alcune domande relative all’impatto delle misure di emergenza sui diritti legati alla cittadinanza dell’UE. Si invitano tutti i cittadini e tutte le organizzazioni a partecipare alla consultazione, che sarà aperta fino al 1° ottobre.

Prossime tappe

I dati raccolti nel quadro del l’indagine Eurobarometro sulla cittadinanza dell’UE e la democrazia, della consultazione pubblica lanciata oggi e di una più ampia consultazione delle parti interessate (prevista per il secondo semestre del 2020) confluiranno nella prossima relazione sulla cittadinanza dell’Unione. Tale relazione definirà le azioni concrete che permetteranno di promuovere ulteriormente i diritti legati alla cittadinanza dell’UE, compresa la partecipazione democratica e l’esercizio dei diritti in un contesto transfrontaliero.La relazione sulla cittadinanza dell’Unione 2020 andrà ad integrare il piano d’azione europeo per la democrazia – l’adozione di entrambi è prevista entro la fine del 2020 – per contribuire a migliorare la resilienza delle democrazie europee.

Contesto

In linea con l’articolo 25 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, ogni tre anni la Commissione è giuridicamente tenuta a pubblicare una relazione sulla cittadinanza dell’Unione relativa all’applicazione delle disposizioni in materia di non discriminazione e di cittadinanza e che delinea le nuove priorità in materia. Per quanto riguarda gli orientamenti politici della Commissione per il periodo 2019-2024, la prossima relazione sulla cittadinanza fornirà un ulteriore stimolo a realizzare le priorità della Commissione, che prevedono di coltivare, rafforzare e proteggere la democrazia nell’Unione europea.

Per ulteriori informazioni

Flash Eurobarometro 485: cittadinanza dell’Unione europea e democrazia – relazione, allegato e

infografica

Consultazione pubblica sui diritti legati alla cittadinanza dell’UE

Sito sulla cittadinanza dell’UE:

Relazione 2017 sulla cittadinanza dell’Unione

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La Presidente von der Leyen al Parlamento europeo: se vogliamo uscire più forti dalla crisi, dobbiamo tutti cambiare in meglio

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presidente von der Leyen al Parlamento europeo_08/07/2020

Ieri la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha pronunciato un discorso al Parlamento europeo riunito in sessione plenaria durante il dibattito sulla presentazione del programma della presidenza tedesca del Consiglio dell’UE, alla presenza della Cancelliera Angela Merkel.

Sottolineando la situazione senza precedenti che l’Europa sta vivendo, la Presidente von der Leyen ha dichiarato: “La sfida che ci attende, che attende tutti noi, nei prossimi sei mesi è a dir poco straordinaria. Negli ultimi sei mesi in Europa oltre 100 000 persone hanno perso la vita a causa della COVID-19. Siamo entrati nella peggiore recessione dopo la grande depressione. Questa crisi è più profonda e più ampia di quella di dieci anni fa.”

Ricordando che gli investimenti pubblici e la cassa integrazione hanno consentito ad alcuni paesi di fronteggiare la crisi meglio di altri, ha aggiunto: “Dobbiamo imparare da questo e stavolta dobbiamo farlo insieme. Se agiremo nel modo giusto, potremo anche uscire più forti da questa crisi grazie a un obiettivo comune europeo basato su NextGenerationEU. La presidenza ha scelto di mettere una parola al centro del proprio programma: Gemeinsam. Tutti insieme. Tous ensemble. È questo il motore della nostra Unione.”

La Presidente ha sottolineato l’importanza dei due pilastri del piano per la ripresa presentato dalla Commissione il 27 maggio: il nuovo strumento per la ripresa, NextGenerationEU, incorporato in un bilancio dell’UE a lungo termine potente, moderno e rinnovato: “Solidarietà significa che coloro che ne hanno bisogno ricevono maggiore sostegno. Ma la solidarietà non deve portare ad essere passivi. Per questo nel quadro di NextGenerationEU gli investimenti sono collegati alle riforme basate sulle raccomandazioni specifiche per paese. Tutti gli Stati membri devono darsi da fare. Se vogliamo uscire più forti dalla crisi dobbiamo cambiare tutti in meglio. È questo che gli europei si aspettano da noi. La ripresa economica è inscindibile dal Green Deal europeo, dalla digitalizzazione e dalla resilienza. E […] non dimentichiamoci del QFP – il nostro bilancio settennale. NextGenerationEU è per la fase acuta della crisi, ma il QFP ci accompagnerà ed è lo strumento più importante per raggiungere i nostri obiettivi a lungo termine. Le nostre politiche necessitano di un reale valore aggiunto europeo e di un solido finanziamento settennale che ci consenta di attuarle.”

Il testo integrale del discorso è disponibile online in inglesefrancese e tedesco. L’intervento della Presidente è disponibile su EbS.

 

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24 nuove università europee rafforzano lo spazio europeo dell’istruzione

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European Universities

Le università europee sono alleanze transnazionali di istituti di istruzione superiore di tutta l’UE che si uniscono a beneficio degli studenti, degli insegnanti e delle società. Oggi la Commissione europea ha svelato le 24 università europee che si uniranno alle prime 17 alleanze di istituti di istruzione superiore già selezionate nel 2019. Con il sostegno finanziario dei programmi Erasmus+ e Orizzonte 2020, le università europee migliorano la qualità, l’inclusione, la digitalizzazione e l’attrattività dell’istruzione superiore europea.

Margaritis Schinas, Vicepresidente per la Promozione dello stile di vita europeo, ha dichiarato: “Oggi la Commissione dà una risposta forte alla richiesta degli studenti di maggiore libertà di studiare in tutta Europa, alla richiesta degli insegnanti e dei ricercatori di migliorare la condivisione delle conoscenze, e alla richiesta degli istituti di istruzione superiore di mettere in comune le risorse. Con 41 università europee, che coinvolgono 280 istituti, e il sostegno di € 287 milioni dal bilancio dell’UE, lo spazio europeo dell’istruzione sta diventando una realtà tangibile per molti.”

Mariya Gabriel, Commissaria per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e i giovani, ha aggiunto: “Sono molto felice di constatare che le 41 università europee coinvolgono un’ampia gamma di istituti di istruzione superiore di tutti gli Stati membri e di alcuni paesi terzi. La pandemia di COVID-19 ha dimostrato che una cooperazione più stretta tra paesi, discipline e culture è l’unico modo per riprendersi dalla crisi e diventare più resilienti. Queste università europee sono un elemento fondamentale dello spazio europeo dell’istruzione.”

Scelte tra le 62 candidature pervenute, le 24 nuove università europee coinvolgono 165 istituti di istruzione superiore di 26 Stati membri e di altri paesi che partecipano al programma Erasmus+ (cfr. allegato). Queste università approfondiranno la cooperazione tra gli istituti coinvolti, gli studenti e il personale e metteranno in comune risorse fisiche e online, corsi, competenze, dati e infrastrutture. Grazie ad una collaborazione più stretta, accresceranno la propria capacità di affrontare le sfide che le attendono durante la ripresa e a più lungo termine e di promuovere una transizione verde e una transizione digitale inclusive a vantaggio dei loro studenti e di tutti gli europei.

Le università europee ottengono i primi risultati

Recentemente la Commissione ha condotto un’indagine sulle 17 università europee esistenti, selezionate l’anno scorso. Dai risultati emerge che il 96% degli istituti ritiene che sarebbe stato meglio preparato ad affrontare la pandemia di coronavirus se l’università europea a cui appartiene fosse già stata pienamente operativa (le università europee sono state costituite appena 6-9 mesi fa). Oltre il 60% ritiene che l’appartenenza a un’università europea si sia già rivelata utile per affrontare le difficoltà correnti connesse alla crisi. Tra i buoni esempi figurano la creazione di campus interuniversitari virtuali e l’offerta di corsi misti comuni e di unità didattiche comuni integrati nei programmi di tutte le università aderenti. Le università europee mirano anche a sostenere ulteriormente l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita offrendo ai discenti di tutte le età l’opportunità di ottenere microcredenziali al completamento di corsi o moduli di breve durata.

Le alleanze includono diversi tipi di istituti di istruzione superiore, dalle università di scienze applicate alle università tecniche e dalle scuole di cinema, arte e media agli istituti comprensivi e ad alta intensità di ricerca. Coinvolgeranno circa 280 istituti di istruzione superiore di tutti gli Stati membri e di alcuni paesi terzi, ubicati non soltanto nelle capitali, ma anche in regioni europee più remote. Ogni alleanza è composta in media da sette istituti di istruzione superiore e mentre alcune sono comprensive e coprono tutte le discipline, altre si concentrano ad esempio sullo sviluppo sostenibile, la salute e il benessere, la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale, l’arte, l’ingegneria o lo spazio.

In totale per queste 41 università europee è disponibile un bilancio che può raggiungere i € 287 milioni. Ogni alleanza riceve fino a € 5 milioni dal programma Erasmus+ e fino a € 2 milioni dal programma Orizzonte 2020 per un periodo di tre anni per iniziare ad attuare i propri piani e aprire la strada ad altri istituti di istruzione superiore in tutta l’UE. I finanziamenti provenienti dai due programmi costituiscono un passo importante per rafforzare le interazioni tra lo spazio europeo dell’istruzione e lo spazio europeo della ricerca. I progressi compiuti da ciascuna alleanza sono attentamente monitorati.

Nel prossimo bilancio a lungo termine dell’UE per il periodo 2021-2027 la Commissione ha proposto di inserire le università europee nel quadro del programma Erasmus, in sinergia con Orizzonte Europa e altri strumenti dell’UE.

Contesto

La Commissione europea ha proposto l’iniziativa delle università europee ai leader dell’UE nel novembre 2017, prima del vertice sociale di Göteborg, nel quadro di un progetto globale per istituire uno spazio europeo dell’istruzione entro il 2025. L’iniziativa è stata approvata dal Consiglio europeo nel dicembre 2017, con l’invito ad istituire almeno 20 università europee entro il 2024. Il concetto di università europee è stato sviluppato sotto la guida della Commissione europea, in stretta collaborazione con gli Stati membri, gli istituti di istruzione superiore e le organizzazioni studentesche.

Per maggiori informazioni

Scheda informativa

Iniziativa delle università europee

 

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Aiuti di Stato: la Commissione approva un regime di sovvenzioni per un valore di 6,2 miliardi di € notificato dall’Italia e destinato a sostenere le imprese e i lavoratori autonomi colpiti dalla pandemia di coronavirus

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bandiera ue con scritta aiuti di stato

La Commissione europea ha approvato un regime italiano di aiuti per 6,2 miliardi di € a sostegno delle imprese e dei lavoratori autonomi colpiti dalla pandemia di coronavirus. Il regime è stato approvato nell’ambito del quadro temporaneo relativo agli aiuti di Stato. 

Margrethe Vestager, Vicepresidente esecutiva responsabile della politica di concorrenza, ha dichiarato: “Questo regime italiano di aiuti per 6,2 miliardi di € permetterà di offrire un ulteriore sostegno alle piccole imprese e ai lavoratori autonomi, fornendo loro liquidità sufficiente per proseguire l’attività economica durante e dopo l’epidemia di coronavirus. Continueremo a collaborare strettamente con gli Stati membri per garantire che le misure di sostegno nazionali possano essere attuate in modo coordinato ed efficace, in linea con le norme dell’UE.”

La misura di aiuto notificata dall’Italia 

L’Italia ha notificato alla Commissione, nell’ambito del quadro temporaneo, un regime di aiuti per 6,2 miliardi di € destinato a sostenere le piccole imprese e i lavoratori autonomi colpiti dall’epidemia di coronavirus. Nell’ambito di tale regime, il sostegno pubblico assumerà la forma di sovvenzioni dirette.Del regime possono beneficiare le piccole imprese e i lavoratori autonomi attivi in tutti i settori economici, ad eccezione del settore finanziario e della pubblica amministrazione.L’importo dei singoli aiuti sarà calcolato come percentuale della differenza tra il fatturato registrato dai beneficiari ammissibili nell’aprile 2020 e il fatturato registrato nell’aprile 2019 (con un minimo di 1 000 € per le persone fisiche e di 2 000 € per le imprese).

Il regime mira ad attenuare i problemi di liquidità che si trovano ad affrontare le imprese e i lavoratori  autonomi a causa delle ripercussioni negative dell’epidemia di coronavirus, aiutandoli in tal modo a proseguire l’attività lavorativa. La misura dovrebbe sostenere 2,6 milioni di beneficiari, tra piccole imprese e lavoratori autonomi. La Commissione ha constatato che il regime italiano è in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo. In particolare, i) l’importo dell’aiuto per impresa non supera i 100 000 € per quanto concerne le imprese operanti nel settore della produzione primaria di prodotti agricoli, i 120 000 € per quanto concerne le imprese operanti nel settore della pesca e dell’acquacoltura e gli 800 000 € per quanto concerne le imprese operanti in tutti gli altri settori, conformemente a quanto prevede il quadro temporaneo; ii) l’aiuto è concesso alle microimprese e alle piccole imprese e, per quanto riguarda le imprese di maggiori dimensioni, soltanto a quelle che non si trovavano già in difficoltà al 31 dicembre 2019; iii) l’aiuto è limitato nel tempo e sarà concesso soltanto fino al 31 dicembre 2020. La Commissione ha pertanto concluso che la misura notificata dall’Italia è necessaria, opportuna e proporzionata per porre rimedio al grave turbamento dell’economia dello Stato membro, conformemente all’articolo 107, paragrafo 3, lettera b), del TFUE e alle condizioni stabilite nel quadro temporaneo. Su tale base, la Commissione ha approvato le misure in conformità delle norme dell’UE sugli aiuti di Stato.

Contesto

La Commissione ha adottato un quadro temporaneo per consentire agli Stati membri di avvalersi pienamente della flessibilità prevista dalle norme sugli aiuti di Stato al fine di sostenere l’economia nel contesto dell’emergenza del coronavirus. Il quadro temporaneo, modificato il 3 aprile, l’8 maggio e il 29 giugno 2020, prevede che gli Stati membri possano concedere i seguenti tipi di aiuti: 

i) sovvenzioni dirette, conferimenti di capitale, agevolazioni fiscali selettive e acconti fino a 100 000 € a un’impresa operante nel settore agricolo primario, fino a 120 000 € a un’impresa operante nel settore della pesca e dell’acquacoltura e fino a 800 000 € a un’impresa operante in qualsiasi altro settore che deve far fronte a urgenti esigenze in materia di liquidità. Gli Stati membri possono inoltre concedere prestiti a tasso zero o garanzie su prestiti che coprono il 100 % del rischio fino ad un valore nominale di 800 000 € per impresa, ad eccezione del settore agricolo primario e del settore della pesca e dell’acquacoltura, per cui si applicano rispettivamente i limiti di 100 000 € e di 120 000 € per impresa.

ii) Garanzie di Stato per prestiti contratti dalle imprese per assicurare che le banche continuino a erogare prestiti ai clienti che ne hanno bisogno. Queste garanzie di Stato possono coprire fino al 90 %  del rischio sui prestiti per aiutare le imprese a sopperire al fabbisogno immediato di capitale di esercizio e per gli investimenti.

iii) Prestiti pubblici agevolati alle imprese (debito privilegiato o debito subordinato) con tassi di interesse favorevoli alle imprese. Questi prestiti possono aiutare le imprese a coprire il fabbisogno immediato di capitale di esercizio e per gli investimenti.

iv) Garanzie per le banche che veicolano gli aiuti di Stato all’economia reale; tali aiuti sono considerati aiuti diretti a favore dei clienti delle banche e non delle banche stesse e sono forniti orientamenti per ridurre al minimo la distorsione della concorrenza tra le banche.

v) Assicurazione pubblica del credito all’esportazione a breve termine per tutti i paesi, senza che lo Stato membro in questione debba dimostrare che il paese interessato è temporaneamente “non assicurabile sul mercato”.

vi) Sostegno per le attività di ricerca e sviluppo connesse al coronavirus al fine di far fronte all’attuale crisi sanitaria, sotto forma di sovvenzioni dirette, anticipi rimborsabili o agevolazioni fiscali. Un sostegno supplementare può essere concesso a progetti transfrontalieri di cooperazione tra Stati membri.

vii) Sostegno alla costruzione e al potenziamento di impianti di prova per elaborare e testare prodotti (compresi i vaccini, i ventilatori meccanici, gli indumenti e i dispositivi di protezione) utili a  fronteggiare la pandemia di coronavirus fino alla prima applicazione industriale. Tale sostegno può assumere la forma di sovvenzioni dirette, agevolazioni fiscali o anticipi rimborsabili e garanzie a copertura di perdite. Le imprese possono beneficiare di un sostegno supplementare se in esse investe più di uno Stato membro e se l’investimento è concluso entro due mesi dalla concessione dell’aiuto.

viii) Sostegno alla produzione di prodotti per far fronte alla pandemia di coronavirus sotto forma di sovvenzioni dirette, agevolazioni fiscali, anticipi rimborsabili e garanzie a copertura di perdite. Le imprese possono beneficiare di un sostegno supplementare se in esse investe più di uno Stato membro e se l’investimento è concluso entro due mesi dalla concessione dell’aiuto.

ix) Sostegno mirato sotto forma di differimento del pagamento delle imposte e/o di sospensione del versamento dei contributi previdenziali per i settori, le regioni o i tipi di imprese particolarmente colpiti dalla pandemia.

x) Sostegno mirato sotto forma di sovvenzioni salariali per i dipendenti alle imprese di settori o regioni che hanno maggiormente sofferto a causa della pandemia di coronavirus e che altrimenti avrebbero dovuto licenziare del personale.

xi) Aiuto mirato alla ricapitalizzazione per le imprese non finanziarie, se non è disponibile un’altra soluzione adeguata. Sono approntate garanzie per evitare indebite distorsioni della concorrenza nel mercato unico: condizioni riguardanti la necessità, l’adeguatezza e l’entità dell’intervento; condizioni riguardanti l’ingresso dello Stato nel capitale delle imprese e la relativa remunerazione; condizioni riguardanti l’uscita dello Stato dal capitale delle imprese interessate; condizioni relative alla governance, inclusi il divieto di distribuire dividendi e massimali di remunerazione per la direzione; divieto di sovvenzioni incrociate e divieto di acquisizioni e misure aggiuntive per limitare le distorsioni della concorrenza; obblighi di trasparenza e comunicazione.

Il quadro temporaneo permette agli Stati membri di combinare tra loro tutte le misure di sostegno ad eccezione dei prestiti e delle garanzie sullo stesso prestito, sempre nel rispetto dei massimali fissati nel quadro. Gli Stati membri possono inoltre combinare tutte le misure di sostegno concesse nell’ambito di tale quadro con le possibilità già previste per concedere aiuti de minimis alle imprese, fino a un massimo di 25 000 € nell’arco di tre esercizi finanziari per quelle che operano nel settore dell’agricoltura primaria, di 30 000 € per quelle che operano nel settore della pesca e dell’acquacoltura e di 200 000 € per tutte le altre.

Allo stesso tempo, gli Stati membri devono impegnarsi ad evitare cumuli indebiti delle misure di sostegno a favore delle stesse imprese, limitandone l’importo a quanto necessario per sopperire al fabbisogno effettivo. Il quadro temporaneo integra inoltre le numerose altre possibilità di cui gli Stati membri già dispongono per attenuare l’impatto socioeconomico dell’emergenza del coronavirus, in linea con le norme dell’UE sugli aiuti di Stato.

Il 13 marzo 2020 la Commissione ha adottato una Comunicazione relativa a una risposta economica coordinata all’emergenza COVID-19 che illustra queste possibilità. Ad esempio, gli Stati membri possono introdurre modifiche di portata generale a favore delle imprese (quali il differimento delle imposte o il sostegno alla cassa integrazione in tutti i settori), che non IP/20/1311 rientrano nel campo di applicazione delle norme sugli aiuti di Stato. Essi possono inoltre concedere compensazioni alle imprese per i danni subiti a causa dell’emergenza del coronavirus o da essa direttamente causati. Il quadro temporaneo rimarrà in vigore fino alla fine di dicembre 2020. Poiché i problemi di solvibilità potrebbero manifestarsi solo in una fase successiva, con l’evolversi della crisi, esclusivamente per le misure di ricapitalizzazione la Commissione ha prorogato tale periodo fino alla fine di giugno 2021. Al fine di garantire la certezza del diritto, la Commissione valuterà prima di tali date se il quadro debba essere prorogato.

La versione non riservata della decisione sarà consultabile sotto il numero SA.57752 nel registro degli aiuti di Stato sul sito web della DG Concorrenza della Commissione una volta risolte eventuali questioni di riservatezza. Le nuove decisioni in materia di aiuti di Stato pubblicate su internet e nella Gazzetta ufficiale figurano nel bollettino elettronico di informazione settimanale in materia di aiuti di Stato (State Aid Weekly e-News).

Ulteriori informazioni sul quadro temporaneo e su altri interventi adottati dalla Commissione per affrontare l’impatto economico della pandemia di coronavirus sono disponibili qui.

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Energia per un’economia climaticamente neutra: il piano della Commissione per il sistema energetico del futuro e l’idrogeno pulito

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climate neutral

La strategia dell’UE per l’integrazione del sistema energetico e quella per l’idrogeno, entrambe adottate oggi, getteranno le fondamenta per un settore dell’energia più efficiente e interconnesso, orientato al duplice obiettivo di un pianeta più pulito e di un’economica più forte. La Commissione vara anche l’alleanza europea per l’idrogeno pulito.

Per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 l’Europa deve trasformare il suo sistema energetico, responsabile del 75 % delle emissioni di gas a effetto serra dell’UE. La strategia dell’UE per l’integrazione del sistema energetico e quella per l’idrogeno, entrambe adottate oggi, getteranno le fondamenta per un settore dell’energia più efficiente e interconnesso, orientato al duplice obiettivo di un pianeta più pulito e di un’economica più forte.

Le due strategie presentano una nuova agenda di investimenti a favore dell’energia pulita, in linea con il pacchetto per la ripresa Next Generation EU della Commissione e con il Green Deal europeo. Gli investimenti previsti hanno il potenziale di rilanciare l’economia dopo la crisi del coronavirus, creando posti di lavoro in Europa e rafforzando la nostra leadership e la nostra competitività in industrie strategiche fondamentali per la resilienza europea.

Integrazione del sistema energetico

La strategia dell’UE per l’integrazione del sistema energetico sarà il quadro di riferimento per la transizione all’energia verde. Il modello attuale – in cui ogni settore (trasporti, industria, gas, edilizia) costituisce un compartimento stagno di consumo energetico con catene del valore, norme, infrastrutture, pianificazione e operazioni proprie – non può traghettarci verso la neutralità climatica entro il 2050 con efficienza di costo; il modo in cui gestiamo il sistema energetico deve integrare l’evoluzione dei costi delle soluzioni innovative. Bisogna creare nuovi collegamenti intersettoriali e sfruttare i progressi tecnologici.

Integrare il sistema energetico vuol dire pianificarlo e gestirlo nel suo insieme, collegando diversi vettori energetici, infrastrutture e settori di consumo. Un sistema del genere, interconnesso e flessibile, risulterà più efficiente e ridurrà i costi per la società: ciò significa ad esempio che l’energia elettrica che alimenta le auto europee potrebbe arrivare dai pannelli solari sui nostri tetti, mentre le nostre case potrebbero essere riscaldate dal calore generato da una fabbrica nelle vicinanze, la quale a sua volta si servirebbe dell’idrogeno pulito prodotto grazie all’energia eolica off-shore.

La strategia si basa su tre assi portanti:

  • in primo luogo, un sistema energetico più circolare, imperniato sull’efficienza energetica. La strategia individuerà azioni concrete per mettere in pratica il principio dell’efficienza energetica al primo posto e usare in modo più efficace le fonti di energia locali negli edifici e nelle comunità. Esiste un notevole potenziale di riutilizzo del calore di scarto proveniente da siti industriali, centri dati o altre fonti, come pure dell’energia prodotta a partire da rifiuti organici o negli impianti di trattamento delle acque reflue. L’ondata di ristrutturazioni sarà una parte importante di queste riforme;
  • in secondo luogo, una maggiore elettrificazione diretta dei settori d’uso finale. Poiché l’energia elettrica vanta la quota più consistente di fonti rinnovabili, dovrebbe essere sempre più spesso la scelta privilegiata laddove possibile: ad esempio per le pompe di calore negli edifici, i veicoli elettrici nel settore dei trasporti o i forni elettrici in determinate industrie. Ciò si tradurrà tra l’altro in una rete di un milione di punti di ricarica per veicoli elettrici, che affiancherà l’espansione dell’energia solare ed eolica;
  • nei settori difficili da elettrificare la strategia promuove i combustibili puliti, compresi l’idrogeno rinnovabile, i biocarburanti e i biogas sostenibili. La Commissione proporrà una nuova classificazione e un sistema di certificazione per i combustibili rinnovabili e a basse emissioni di carbonio.

La strategia elenca 38 azioni per realizzare un sistema energetico più integrato. Tra queste si annoverano la revisione della normativa vigente; il sostegno finanziario; la ricerca e l’introduzione di nuove tecnologie e strumenti digitali; orientamenti per guidare gli Stati membri nell’elaborazione di misure fiscali e nella graduale eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili; la riforma della governance del mercato; la pianificazione infrastrutturale e una migliore informazione rivolta ai consumatori. L’analisi degli ostacoli esistenti in questi settori sarà alla base delle nostre proposte concrete, come la revisione del regolamento TEN-E entro la fine del 2020 o le revisioni della direttiva sulla tassazione dell’energia e del quadro di regolamentazione del mercato del gas nel 2021.

Strategia per l’idrogeno

In un sistema energetico integrato l’idrogeno può favorire la decarbonizzazione dell’industria, dei trasporti, della produzione di energia elettrica e dell’edilizia in tutta Europa. La strategia dell’UE per l’idrogeno si prefigge di concretare questo potenziale attraverso investimenti, regolamentazione, creazione di un mercato, ricerca e innovazione.

Adatto anche ai settori difficili da elettrificare, l’idrogeno può fornire capacità di stoccaggio per compensare la variabilità dei flussi delle energie rinnovabili; occorre però un’azione coordinata a livello dell’UE tra settore pubblico e privato. La priorità è sviluppare l’idrogeno rinnovabile, prodotto usando principalmente energia eolica e solare, ma nel breve e nel medio periodo servono altre forme di idrogeno a basse emissioni di carbonio per ridurre rapidamente le emissioni e sostenere la creazione di un mercato redditizio.

Questa transizione graduale richiederà un approccio in più fasi:

  • tra il 2020 e il 2024 sosterremo l’installazione di almeno 6 gigawatt di elettrolizzatori per l’idrogeno rinnovabile nell’UE e la produzione fino a un milione di tonnellate di idrogeno rinnovabile;
  • tra il 2025 e il 2030 l’idrogeno dovrà entrare a pieno titolo del nostro sistema energetico integrato, con almeno 40 gigawatt di elettrolizzatori per l’idrogeno rinnovabile e la produzione fino a dieci milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile nell’UE;
  • tra il 2030 e il 2050 le tecnologie basate sull’idrogeno rinnovabile dovrebbero raggiungere la maturità e trovare applicazione su larga scala in tutti i settori difficili da decarbonizzare.

Per contribuire al successo della strategia, la Commissione vara oggi l’alleanza europea per l’idrogeno pulito, che riunisce attori prominenti del settore, esponenti della società civile, ministri nazionali e regionali e rappresentanti della Banca europea per gli investimenti. L’alleanza creerà un portafoglio di investimenti finalizzati a incrementare la produzione e sosterrà la domanda di idrogeno pulito nell’UE.

Nell’intento di orientare il sostegno verso le tecnologie più pulite disponibili, la Commissione si adopererà per introdurre norme tecniche, una terminologia e un sistema di certificazione comuni basati sulle emissioni di carbonio nel ciclo di vita, ancorati nella legislazione vigente in materia di clima ed energia e in linea con la tassonomia dell’UE per gli investimenti sostenibili. Proporrà misure politiche e di regolamentazione volte a fornire certezze agli investitori, agevolare la diffusione dell’idrogeno, promuovere le infrastrutture e le reti logistiche necessarie, adeguare gli strumenti di pianificazione infrastrutturale e favorire gli investimenti, in particolare attraverso Next Generation EU.

Dichiarazioni dei membri del collegio dei commissari:

Frans Timmermans, Vicepresidente esecutivo responsabile per il Green Deal europeo, ha affermato: “Le strategie adottate oggi daranno impulso al Green Deal europeo e alla ripresa verde e ci metteranno sulla giusta strada per decarbonizzare la nostra economia entro il 2050. La nuova strategia per l’idrogeno può fungere da volano di crescita per aiutare a superare le ricadute economiche della COVID‑19. Sviluppando e realizzando una catena del valore dell’idrogeno pulito, l’Europa farà da apripista a livello mondiale e manterrà la leadership nel campo delle tecnologie pulite.”

La Commissaria per l’Energia Kadri Simson ha dichiarato: “Considerato che il 75 % delle emissioni di gas serra dell’UE viene dal settore dell’energia, abbiamo bisogno di un cambio di paradigma per raggiungere i traguardi che ci siamo fissati per il 2030 e il 2050. Il sistema energetico dell’Unione deve diventare più integrato e più flessibile, oltre ad essere in grado di far proprie le soluzioni più pulite ed efficaci sotto il profilo dei costi. Ora che il calo dei prezzi dell’energia rinnovabile e l’innovazione continua lo rendono un’opzione praticabile per un’economia climaticamente neutra, l’idrogeno svolgerà un ruolo chiave in questo processo.”

Il Commissario per il Mercato interno, Thierry Breton, ha dichiarato: “L’alleanza per l’idrogeno pulito varata oggi convoglierà gli investimenti verso la produzione di idrogeno. Creerà un portafoglio di progetti concreti a sostegno degli sforzi di decarbonizzazione delle industrie europee ad alta intensità di energia, ad esempio quelle dell’acciaio e delle sostanze chimiche. L’alleanza riveste un’importanza strategica per le ambizioni sancite nel Green Deal e per la resilienza della nostra industria.” 

Contesto

Il Green Deal europeo è la nuova strategia di crescita dell’UE e definisce una tabella di marcia per rendere più sostenibile la nostra economia, trasformando le sfide ambientali e climatiche in opportunità in tutti gli ambiti di intervento e rendendo la transizione giusta e inclusiva per tutti. Una miglior integrazione del sistema energetico è fondamentale per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e al contempo creare posti di lavoro, assicurare una transizione equa, stimolare l’innovazione nell’UE e rinsaldare la leadership industriale a livello mondiale. Il settore dell’energia può apportare un contributo decisivo alla ripresa economica europea dopo la crisi del coronavirus, come illustrato nel pacchetto per la ripresa Next Generation EU che la Commissione ha presentato il 2 maggio 2020.

Il sistema energetico odierno si fonda ancora su varie catene del valore verticali e parallele, che collegano rigidamente determinate risorse energetiche a specifici settori d’uso finale, con notevoli sprechi di energia. I prodotti petroliferi, ad esempio, sono le materie prime predominanti nel settore dei trasporti e nell’industria, mentre carbone e gas naturale sono le principali fonti energetiche per la produzione di energia elettrica e riscaldamento. Le reti dell’energia elettrica e del gas sono pianificate e gestite in modo indipendente e anche le norme di mercato sono in gran parte specifiche per settore. Questo modello a compartimenti stagni non è adatto alla realizzazione di un’economia climaticamente neutra: è poco efficiente dal punto di vista tecnico ed economico e causa perdite considerevoli sotto forma di calore di scarto e bassa efficienza energetica.

Una delle soluzioni per perseguire l’integrazione settoriale è la diffusione dell’idrogeno rinnovabile. L’idrogeno può essere usato come materia prima, combustibile, vettore o accumulatore di energia e ha svariate applicazioni nei settori dell’industria, dei trasporti, dell’energia e dell’edilizia. Ancor più importante, però, è il fatto che quando viene utilizzato non emette CO2 e non causa quasi nessun inquinamento atmosferico. Rappresenta quindi un’alternativa per decarbonizzare i processi industriali e i comparti economici nei quali la riduzione delle emissioni di carbonio è tanto urgente quanto difficile. Tutto ciò lo rende essenziale per sostenere sia l’impegno dell’UE di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, sia gli sforzi globali di attuazione dell’accordo di Parigi.

Per ulteriori informazioni

Proposta relativa alla strategia dell’UE per l’integrazione del sistema energetico

Proposta relativa alla strategia dell’UE per l’idrogeno

Domande e risposte sulla strategia dell’UE per l’integrazione del sistema energetico

Domande e risposte sulla strategia dell’UE per l’idrogeno

Scheda informativa sulla strategia dell’UE per l’integrazione del sistema energetico

Scheda informativa sulla strategia dell’UE per l’idrogeno

Scheda informativa sull’alleanza europea per l’idrogeno pulito

Video sull’integrazione del sistema energetico dell’UE

Video sulla strategia dell’UE per l’idrogeno

Varo dell’alleanza europea per l’idrogeno pulito

Altri link generali:

Green Deal europeo

Informazioni generali sull’integrazione del sistema energetico

Informazioni generali sull’idrogeno

Sito web dell’alleanza europea per l’idrogeno pulito

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Azioni urbane innovative: €45 milioni di fondi UE a 11 progetti

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urban  innovative

 

La Commissione e il consiglio regionale dell’Alta Francia, in qualità di autorità di gestione delle Azioni urbane innovative, hanno pubblicato i risultati del 5° e ultimo invito a presentare proposte.

 

I progetti vincitori, presentati da Bruxelles, Gand e Leiedal (Belgio), Sofia (Bulgaria), Chalandri (Grecia), Budapest (Ungheria), Ferrara e Verona (Italia), Tilburg (Paesi Bassi), Košice (Slovacchia) e Almería (Spagna), riceveranno oltre €45 milioni dal Fondo europeo di sviluppo regionale. I progetti riguardano la cultura e il patrimonio culturale, la qualità dell’aria, l’economia circolare e il cambiamento demografico.

La Commissaria per la Coesione e le riforme, Elisa Ferreira, ha dichiarato: “Oggi l’UE aiuta altre 11 città a trasformare le loro idee in soluzioni che possono cambiare la vita dei loro abitanti. Queste città ci mostreranno la strada da seguire in ambiti stimolanti e importanti per i cittadini, come la qualità dell’ambiente, e forniranno esempi replicabili in tutta l’UE.”

Maggiori informazioni sui progetti sono disponibili qui. Questi progetti si aggiungono ai 75 selezionati nel quadro delle azioni urbane innovative 2014-2020. In questo invito a presentare proposte, la regione dell’Alta Francia ha ricevuto 222 domande da 23 Stati membri. Ora che tutti i bandi si sono conclusi, la Commissione e la regione dell’Alta Francia valuteranno questa esperienza quale fonte di ispirazione per la politica di coesione 2021-2027 tramite una strategia di gestione della conoscenza delle azioni urbane innovative. In futuro, il sostegno diretto alle autorità urbane per innovare e plasmare le città di domani rientrerà nell’iniziativa urbana europea 2021-2027.

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La Commissione inaugura Women4Cyber, un registro dei talenti nel campo della cibersicurezza

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registro women4 yber

Oggi la Commissione, insieme all’iniziativa “Women4Cyber” dell’Organizzazione europea per la cibersicurezza (ECSO), ha inaugurato il primo registro online delle donne europee operanti nel campo della cibersicurezza, che collegherà i gruppi di esperti, le imprese e i responsabili politici ai talenti in questo ambito.

Il registro è una banca dati aperta e facile da usare di donne con competenze in materia di cibersicurezza e mira a soddisfare la crescente domanda di professionisti del settore in Europa e a colmare la relativa carenza di talenti. L’inaugurazione del registro segue l’agenda per le competenze per l’Europa sulla competitività sostenibile, l’equità sociale e la resilienza, presentata dalla Commissione il 1° luglio.

Margrethe Vestager, Vicepresidente esecutiva per un’Europa pronta per l’era digitale, ha dichiarato: “La cibersicurezza ci riguarda tutti. Le donne portano esperienza, punti di vista e valori nello sviluppo delle soluzioni digitali. È importante sia arricchire il dibattito che rendere il ciberspazio più sicuro.

Margaritis Schinas, Vicepresidente per la Promozione dello stile di vita europeo, ha dichiarato: “Nel settore della cibersicurezza vi è un’enorme carenza di competenze. Questa carenza di talenti è aggravata dalla mancanza di una rappresentanza femminile nel settore. L’agenda per le competenze aggiornata, adottata dalla Commissione la settimana scorsa, mira a colmare queste lacune. Una forza lavoro diversificata contribuirà sicuramente a una cibersicurezza più innovativa e solida. Il registro inaugurato oggi sarà uno strumento utile per promuovere le professioniste del settore e creare un ecosistema della cibersicurezza più diversificato e inclusivo.”

Thierry Breton, Commissario per il Mercato interno, ha aggiunto: “Nel corso degli anni abbiamo promosso varie iniziative di successo per aumentare la formazione nelle competenze digitali, in particolare nel settore della cibersicurezza. I team che si occupano di cibersicurezza devono integrare competenze diverse, dalla scienza dei dati, all’analisi, alla comunicazione. Il registro è uno strumento che mira ad accrescere l’equilibrio di genere nella forza lavoro del settore.”

Il registro, che delinea vari profili e mappa diverse aree di competenza, è accessibile a tutti e sarà aggiornato periodicamente. Maggiori informazioni sull’iniziativa “Women4Cyber” sono disponibili qui e sulla strategia per la cibersicurezza della Commissione qui. È possibile aderire al registro Women4Cyber cliccando qui.

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La Commissione approva una nuova indicazione geografica italiana

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pecorino monte poro

 

La Commissione europea ha approvato la richiesta di iscrizione del “Pecorino del Monte Poro” nel registro delle denominazioni di origine protette (DOP).

 

 

Il “Pecorino del Monte Poro” è un formaggio di pecora calabrese ottenuto da latte di pecora crudo e intero. I suoi aromi di fiori selvatici, macchia mediterranea e fieno provengono dai pascoli del Monte Poro, particolarmente ricchi di essenze aromatiche e odorose. Sono questi arbusti e queste essenze vegetali a conferire al prodotto le caratteristiche che lo distinguono dagli altri formaggi a base di latte ovino.

Questa nuova indicazione si unisce agli oltre 1 480 prodotti agricoli già protetti, il cui elenco è disponibile nella banca dati eAmbrosia. Per maggiori informazioni si vedano anche le pagine sui regimi di qualità.

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Previsioni economiche di estate 2020: recessione ancor più grave, disparità ancor più ampie

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Gentiloni_summer forecast_2020

Nell’anno in corso l’economia dell’UE subirà una grave recessione a causa della pandemia di coronavirus, nonostante una risposta politica rapida e globale sia a livello dell’UE che a livello nazionale. Poiché la revoca delle misure di confinamento procede ad un ritmo più graduale di quello ipotizzato nelle previsioni di primavera, l’impatto sull’attività economica del 2020 sarà più significativo rispetto a quanto previsto.

Secondo le previsioni economiche di estate 2020, l’economia della zona euro subirà una contrazione dell’8,7 % nel 2020, per poi crescere del 6,1 % nel 2021, mentre l’economia dell’UE si contrarrà dell’8,3 % nel 2020, per crescere del 5,8 % nel 2021. Per il 2020 è attesa pertanto una contrazione significativamente superiore ai livelli del 7,7 % per la zona euro e del 7,4 % per l’intera UE che figuravano nelle previsioni di primavera. Anche la crescita nel 2021 sarà leggermente meno consistente di quanto previsto in primavera.

Valdis Dombrovskis, Vicepresidente esecutivo per Un’economia al servizio delle persone, ha dichiarato: “L’impatto economico del confinamento è più grave di quanto avevamo inizialmente previsto. Continuiamo a navigare in acque agitate e siamo esposti a molti rischi, tra i quali un’altra massiccia ondata di contagi. Al di là di qualsiasi altra considerazione, le previsioni sono un esempio eloquente della necessità di concludere un accordo sul nostro ambizioso pacchetto per la ripresa, NextGenerationEU, per aiutare l’economia. Per quanto riguarda i prossimi mesi di quest’anno e il 2021 è lecito attendersi una ripresa, ma dovremo sorvegliare da vicino il rischio che avvenga a ritmi diversi. È nostro dovere continuare a proteggere i lavoratori e le imprese e a coordinare scrupolosamente le politiche a livello dell’UE, per poter uscire dalla crisi più forti e più uniti.”

Paolo Gentiloni, Commissario responsabile per l’Economia, ha dichiarato: “Finora il coronavirus ha causato la morte di oltre mezzo milione di persone nel mondo, numero che aumenta ancora, giorno dopo giorno – in alcune parti del mondo ad un ritmo allarmante. Le previsioni odierne dimostrano gli effetti economici devastanti della pandemia. In tutta Europa la risposta politica ha permesso di ammortizzare i danni per i nostri cittadini, ma la situazione rimane caratterizzata da disparità, disuguaglianze e insicurezza crescenti. Ecco perché è così importante raggiungere rapidamente un accordo sul piano di ripresa proposto dalla Commissione – per infondere nelle nostre economie, in questo periodo critico, sia nuova fiducia che nuove risorse finanziarie.”

Previsto che la ripresa acquisti vigore nella seconda metà del 2020

L’impatto della pandemia sull’attività economica è stato già considerevole nel primo trimestre del 2020, anche se la maggior parte degli Stati membri ha iniziato a introdurre misure di confinamento solo a partire da metà marzo. Con un secondo trimestre del 2020 caratterizzato da un periodo più lungo di perturbazioni e di confinamento, si prevede che la produzione economica avrà subito una contrazione significativamente maggiore rispetto al primo trimestre.

Tuttavia i primi dati relativi a maggio e giugno indicano che il peggio potrebbe essere passato. Si prevede che la ripresa acquisti vigore nella seconda metà dell’anno, pur rimanendo incompleta e disomogenea tra gli Stati membri.

Lo shock subito dall’economia dell’UE è simmetrico, in quanto la pandemia ha colpito tutti gli Stati membri, ma si prevede che tanto il calo della produzione nel 2020 quanto il ritmo della ripresa nel 2021 saranno caratterizzati da notevoli differenze. In base alle previsioni attuali, le differenze a livello di entità dell’impatto della pandemia e di rapidità del recupero nei diversi Stati membri saranno ancora più pronunciate rispetto a quanto previsto in primavera.

Prospettive immutate per quanto riguarda l’inflazione

Le prospettive generali in materia di inflazione sono sostanzialmente immutate rispetto alle previsioni di primavera, anche se sono cambiate in modo significativo le forze sottostanti che determinano i prezzi.

Sebbene i prezzi del petrolio e dei prodotti alimentari siano aumentati più del previsto, si prevede che l’effetto sia controbilanciato dalle prospettive economiche più deboli e dall’effetto delle riduzioni dell’IVA e di altre misure adottate in alcuni Stati membri.

L’inflazione nella zona euro, misurata dall’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA), è attualmente stimata allo 0,3 % nel 2020 e all’1,1 % nel 2021. A livello UE le previsioni indicano un’inflazione allo 0,6 % nel 2020 e all’1,3 % nel 2021.

Rischi eccezionalmente elevati

I rischi che gravano sulle previsioni sono eccezionalmente elevati ed orientati in generale verso un peggioramento.

La portata e la durata della pandemia e delle eventuali misure di contenimento che potrebbero rivelarsi necessarie rimangono essenzialmente un’incognita. Le previsioni si basano sulle ipotesi che le misure di contenimento andranno via via allentandosi e che non si verificherà una “seconda ondata” di contagi. Vi sono rischi concreti che il mercato del lavoro possa subire a lungo termine ripercussioni maggiori del previsto e che le difficoltà di liquidità possano tradursi in problemi di solvibilità per molte imprese. Vi sono inoltre rischi per la stabilità dei mercati finanziari ed esiste il pericolo che gli Stati membri non riescano a coordinare in misura sufficiente le risposte politiche nazionali. Anche l’eventuale mancata conclusione di un accordo sulle future relazioni commerciali tra il Regno Unito e l’UE potrebbe rallentare la crescita, in particolare nel Regno Unito. Più in generale, le politiche protezionistiche e un’eccessiva presa di distanza rispetto alle catene di produzione globali potrebbero inoltre incidere negativamente sugli scambi commerciali e sull’economia a livello mondiale.

Esistono anche rischi in senso positivo, ad esempio la disponibilità in tempi rapidi di un vaccino contro il coronavirus.

Del piano di ripresa proposto della Commissione, che si incentra su un nuovo strumento, NextGenerationEU, le presenti previsioni non tengono conto, in quanto non è stato ancora approvato. Anche un accordo sulla proposta della Commissione è considerato quindi un rischio in senso positivo.

Più in generale, non si può escludere una ripresa più rapida del previsto, in particolare se la situazione epidemiologica consentirà una revoca più veloce, rispetto a quanto ipotizzato, delle restrizioni ancora in vigore.

Per il Regno Unito un’ipotesi puramente tecnica

Dato che le future relazioni tra l’UE e il Regno Unito non sono ancora chiare, le proiezioni per il 2021 si fondano sull’ipotesi puramente tecnica dello status quo in termini di relazioni commerciali. Si tratta di un’ipotesi formulata unicamente a fini di previsione, che non comporta anticipazioni o pronostici sull’esito dei negoziati tra l’UE e il Regno Unito relativi alle loro relazioni future.

Contesto

Le previsioni si basano su una serie di ipotesi tecniche relative ai tassi di cambio, ai tassi di interesse e ai prezzi delle materie prime, aggiornate al 26 giugno. Per tutti gli altri dati, comprese le ipotesi relative alle politiche governative, le previsioni tengono conto delle informazioni disponibili fino al 30 giugno incluso. A meno che le politiche non siano sufficientemente dettagliate e annunciate in modo credibile, le proiezioni presuppongono che restino invariate.

La Commissione europea pubblica ogni anno due previsioni complessive (primavera e autunno) e due previsioni intermedie (inverno ed estate). Le previsioni intermedie riguardano i livelli annuali e trimestrali del PIL e dell’inflazione per l’anno in corso e l’anno successivo per tutti gli Stati membri, nonché i dati aggregati a livello della zona euro e dell’UE.

Le prossime previsioni economiche della Commissione europea saranno le previsioni economiche d’autunno 2020, la cui pubblicazione è prevista per novembre 2020.

Per ulteriori informazioni

Previsioni economiche di estate 2020

Il Vicepresidente esecutivo Dombrovskis su Twitter: @VDombrovskis

Il Commissario Gentiloni su Twitter: @PaoloGentiloni

La DG ECFIN su Twitter: @ ecfin

 

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Conferenza digitale “Ricordare Srebrenica, storia europea comune”

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candele

 

Martedì 7 luglio la Commissione organizza una conferenza digitale per celebrare il 25° anniversario del genocidio di Srebrenica (# Srebrenica25), la cui commemorazione ufficiale sarà l’11 luglio.

 

Rappresentanti della società civile e dei giovani rifletteranno su una delle pagine più buie della storia europea moderna con testimoni e sopravvissuti e discuteranno di come costruire un futuro di verità e giustizia per le generazioni presenti e future.

Il Commissario per il Vicinato e l’allargamento, Olivér Várhelyi, aprirà la conferenza, che si articolerà in due sessioni: “Srebrenica, il passato e il suo posto nella storia dell’Europa” e “Guardando al futuro: giustizia e riconciliazione nei Balcani occidentali”. L’evento riunirà rappresentanti del mondo accademico e delle organizzazioni della società civile, compresi attivisti e giovani.

La conferenza si può seguire in diretta su Zoom e sulla pagina Facebook @EUnear

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