Attuazione dello strumento dell’UE per i rifugiati in Turchia: l’UE mobilita 663 milioni di euro per l’assistenza umanitaria

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famigli adi rifugiati in turchiaLa Commissione europea sta mobilitando 663 milioni di euro di aiuti umanitari per assicurare la continuazione di importanti progetti previsti nel quadro dello Strumento dell’UE per i rifugiati in Turchia.

 

Seicento milioni di euro garantiranno la continuazione del programma umanitario dell’UE più ampio di sempre, la rete di sicurezza sociale di emergenza (ESSN). I fondi rimanenti continueranno a sostenere progetti nei campi dell’istruzione e dei servizi essenziali, come l’assistenza sanitaria.

Christos Stylianides, Commissario responsabile per gli Aiuti umanitari e la gestione delle crisi, ha dichiarato: “Il sostegno dell’UE ha avuto un impatto concreto sui rifugiati ospitati dalla Turchia. Grazie al sostegno dell’UE è possibile soddisfare i bisogni essenziali di oltre 1,6 milioni di rifugiati e permettere a oltre mezzo milione di bambini di frequentare la scuola. Sono risultati che parlano da soli. Voglio ringraziare i nostri partner umanitari sul campo per aver reso possibile il successo dell’assistenza dell’UE in Turchia. L’UE intende continuare a onorare i propri impegni in linea con la dichiarazione UE-Turchia”.

Grazie alla prosecuzione del programma ESSN i rifugiati più vulnerabili in Turchia continueranno a ricevere l’assistenza finanziaria mensile attraverso una carta di debito speciale, grazie alla quale possono soddisfare i bisogni essenziali, quali vitto e alloggio, e al tempo stesso integrarsi nell’economia e nella società locali. Inoltre, i finanziamenti dell’UE permetteranno a oltre mezzo milione di bambini rifugiati di frequentare regolarmente la scuola e ne aiuteranno circa altri 20 000 che non sono inseriti nel sistema scolastico a recuperare il loro ritardo. A loro volta, proseguiranno anche altri tipi di sostegno, come quelli destinati all’accesso all’assistenza sanitaria e ai servizi di protezione. Tutti i finanziamenti umanitari dell’UE sono rigorosamente monitorati ed erogati unicamente attraverso i nostri partner umanitari, e i beneficiari dei progetti sono noti. Sono disponibili online una scheda informativa sull’ESSN e il comunicato stampa completo.

La Commissione europea sta mobilitando 663 milioni di euro di aiuti umanitari per assicurare la continuazione di importanti progetti previsti nel quadro dello Strumento dell’UE per i rifugiati in Turchia.

Seicento milioni di euro garantiranno la continuazione del programma umanitario dell’UE più ampio di sempre, la rete di sicurezza sociale di emergenza (ESSN). I fondi rimanenti continueranno a sostenere progetti nei campi dell’istruzione e dei servizi essenziali, come l’assistenza sanitaria.

Christos Stylianides, Commissario responsabile per gli Aiuti umanitari e la gestione delle crisi, ha dichiarato: “Il sostegno dell’UE ha avuto un impatto concreto sui rifugiati ospitati dalla Turchia. Grazie al sostegno dell’UE è possibile soddisfare i bisogni essenziali di oltre 1,6 milioni di rifugiati e permettere a oltre mezzo milione di bambini di frequentare la scuola. Sono risultati che parlano da soli. Voglio ringraziare i nostri partner umanitari sul campo per aver reso possibile il successo dell’assistenza dell’UE in Turchia. L’UE intende continuare a onorare i propri impegni in linea con la dichiarazione UE-Turchia”.

Grazie alla prosecuzione del programma ESSN i rifugiati più vulnerabili in Turchia continueranno a ricevere l’assistenza finanziaria mensile attraverso una carta di debito speciale, grazie alla quale possono soddisfare i bisogni essenziali, quali vitto e alloggio, e al tempo stesso integrarsi nell’economia e nella società locali. Inoltre, i finanziamenti dell’UE permetteranno a oltre mezzo milione di bambini rifugiati di frequentare regolarmente la scuola e ne aiuteranno circa altri 20 000 che non sono inseriti nel sistema scolastico a recuperare il loro ritardo. A loro volta, proseguiranno anche altri tipi di sostegno, come quelli destinati all’accesso all’assistenza sanitaria e ai servizi di protezione. Tutti i finanziamenti umanitari dell’UE sono rigorosamente monitorati ed erogati unicamente attraverso i nostri partner umanitari, e i beneficiari dei progetti sono noti. Sono disponibili online una scheda informativa sull’ESSN e il comunicato stampa completo.

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Giornata per la parità retributiva: dichiarazione comune del primo Vicepresidente Timmermans e dei Commissari Thyssen e Jourová

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equal payLe donne dell’Unione europea continuano a guadagnare in media il 16% meno degli uomini, il che rappresenta un lieve miglioramento rispetto all’anno precedente (16,2%). Quest’anno la Giornata europea per la parità retributiva cade il 4 novembre. La data indica il giorno a partire dal quale le donne, simbolicamente, cessano di essere remunerate rispetto ai colleghi maschi per lo stesso lavoro.31-10-2019

 

Alla vigilia di questa giornata simbolica Frans Timmermans, primo Vicepresidente, Marianne Thyssen, Commissaria responsabile per l’Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori e Věra Jourová, Commissaria responsabile per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere hanno dichiarato quanto segue:

 

“Sono ormai passati 60 anni da quando il principio della parità retributiva è stato sancito dai trattati europei, eppure la realtà quotidiana delle donne in tutta Europa non sempre riflette le leggi. Le donne europee continuano a lavorare gratuitamente due mesi rispetto ai loro colleghi maschi e i progressi realizzati finora sono troppo lenti. Abbiamo certamente fatto dei passi nella direzione giusta durante gli ultimi cinque anni, ma resta ancora molto da fare e i progressi devono essere più rapidi. I cittadini si aspettano di più da noi. Secondo la recente indagine Eurobametro, nove europei su dieci (uomini e donne) ritengono inaccettabile che la retribuzione delle donne sia inferiore a quella degli uomini per uno stesso lavoro. […] La trasparenza retributiva è importante affinché possiamo individuare i casi di discriminazione salariale e i lavoratori e i clienti possano trarre le loro conclusioni e prendere delle misure. Infatti, il 64% degli europei si è dichiarato favorevole alla pubblicazione delle retribuzioni medie per tipo di impiego e per sesso nella sua impresa. La trasparenza retributiva, assieme ad altre soluzioni come una ripartizione più equa delle responsabilità familiari tra uomini e donne (resa possibile dalla nuova direttiva dell’UE sul congedo parentale e per i prestatori di assistenza) ci aiuterebbe a intervenire sulle cause profonde della disparità retributiva tra uomini e donne. […]  Dobbiamo continuare a batterci contro la disparità retributiva tra uomini e donne allo scopo di ottenere una manodopera più efficace e una società più equa”. La dichiarazione completa è disponibile online.

 

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Eurobarometro: Gli europei continuano a sostenere lo sviluppo internazionale

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sondaggio

Il sondaggio Eurobarometro di quest’anno sulla cooperazione allo sviluppo dell’UE evidenzia un diffuso consenso tra i cittadini europei sull’importanza dello sviluppo e della cooperazione internazionale. Quasi 9 cittadini su 10 ritengono che la cooperazione allo sviluppo sia importante per sostenere le persone nei paesi in via di sviluppo, confermando così la tendenza emersa negli anni precedenti e facendo della cooperazione allo sviluppo una delle politiche dell’UE percepite più positivamente dall’opinione pubblica.

Il Commissario UE per la Cooperazione internazionale e lo sviluppo Neven Mimica ha commentato: “Sono molto lieto di constatare che gli europei continuano a sostenere fortemente la cooperazione allo sviluppo dell’Unione e concordano sulle priorità fondamentali cui mi sono dedicato negli ultimi anni: rafforzare i partenariati, ad esempio con l’Africa; intensificare il nostro impegno per la creazione di posti di lavoro e incrementare gli investimenti privati. Si tratta di una base solida che consente all’Unione di mantenere il suo ruolo guida a livello mondiale e di affrontare le importanti sfide che rimangono.”

Tre europei su quattro ritengono che l’UE debba rafforzare il partenariato con l’Africa e aumentare gli investimenti finanziari per creare posti di lavoro e garantire uno sviluppo sostenibile in entrambi i continenti. Inoltre, i cittadini europei appoggiano gli sforzi dell’UE volti a promuovere gli investimenti nella cooperazione allo sviluppo: tre europei su quattro ritengono che il settore privato possa svolgere un ruolo più importante nello sviluppo internazionale.

I cittadini europei appoggiano gli interventi volti a realizzare l’agenda comune di sviluppo globale nel quadro degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Interrogati sulle principali sfide per lo sviluppo, i cittadini hanno indicato gli obiettivi fondamentali di sviluppo sostenibile nel seguente ordine prioritario: istruzione, pace e sicurezza, acqua e servizi igienico-sanitari, sanità, sicurezza alimentare e agricoltura, crescita economica e occupazione e diritti umani.

Più di 7 cittadini dell’UE su 10 ritengono che l’assistenza finanziaria sia un modo efficace di contrastare la migrazione irregolare e una percentuale egualmente elevata di cittadini concorda sul fatto che l’assistenza finanziaria ai paesi in via di sviluppo contribuisca a ridurre le disuguaglianze in tali paesi. Lo stesso numero di europei ritiene che fornire assistenza finanziaria ai paesi in via di sviluppo sia un modo efficace per rafforzare l’influenza dell’UE a livello mondiale.

Per ulteriori informazioni

Sono disponibili qui  schede informative specifiche per paese nelle lingue nazionali di tutti gli Stati membri, infografiche in tutte le lingue dell’UE e schede informative sui risultati complessivi dell’UE e sui giovani come gruppo specifico.

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Piano Juncker: forte impatto sull’occupazione e la crescita nell’UE

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Piano di investimenti per l'Europa

Il piano Juncker ha contribuito a riportare l’Europa su un percorso di crescita e ha stimolato l’occupazione; ha incrementato il PIL dell’UE dello 0,9 % e creato 1,1 milioni di nuovi posti di lavoro.

Il piano di investimenti per l’Europa, il cosiddetto piano Juncker, ha avuto un ruolo chiave nel promuovere la crescita e l’occupazione nell’UE. Gli investimenti del Gruppo Banca europea per gli investimenti (BEI), con il sostegno del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) del piano Juncker, hanno aumentato dello 0,9 % il prodotto interno lordo (PIL) dell’UE e creato 1,1 milioni di nuovi posti di lavoro rispetto allo scenario di riferimento. Grazie al piano Juncker, entro il 2022 il PIL dell’UE sarà aumentato dell’1,8 %, con 1,7 milioni di posti di lavoro in più. Sono questi gli ultimi calcoli del Centro comune di ricerca (JRC) e del dipartimento di economia del Gruppo BEI, basati sugli accordi di finanziamento che risultavano approvati a fine giugno 2019.

Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione europea, ha dichiarato: “Abbiamo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissi: riportare l’Europa su un percorso di crescita solida e stimolare l’occupazione. Entro il 2022 il piano Juncker avrà creato 1,7 milioni di nuovi posti di lavoro nel mercato occupazionale dell’UE, con un aumento del PIL dell’UE dell’1,8 %. Ho sempre detto che il piano non era una panacea, ma con più di un milione di piccole imprese che ottengono finanziamenti ai quali prima non potevano accedere, possiamo andarne fieri.”

Jyrki Katainen, Vicepresidente responsabile per l’Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha dichiarato: “Quanta strada dai primi progetti del 2015! Oggi l’economia europea è tornata a crescere e il piano di investimenti avrà un impatto che dura nel tempo. Più di un milione di piccole imprese beneficiano dei progetti finanziati finora, che ci aiutano nella transizione verso un’economia circolare, sostenibile e a basse emissioni di carbonio. Sono orgoglioso di affermare che abbiamo tenuto fede alla nostra priorità numero uno: mobilitare fondi privati per il bene comune.”

Werner Hoyer, presidente del Gruppo Banca europea per gli investimenti, ha dichiarato: “Quando abbiamo discusso per la prima volta di questa iniziativa cinque anni fa, molti erano scettici. È difficile credere che uno strumento finanziario possa creare posti di lavoro nell’ordine del milione o sostenere un milione di imprese. Eppure, gli ultimi calcoli dimostrano che abbiamo fatto bene a portare avanti le nostre idee. Il piano Juncker ha avuto un impatto notevole sull’economia e sulla vita in generale in tutta Europa: ha sostenuto progetti ecosostenibili e rispettosi del clima, l’innovazione e una società più equa, e continuerà a farlo anche quando io e Jean-Claude saremo in pensione da un po’.”

Effetti a lungo termine

Oltre all’incidenza diretta che ha avuto sull’occupazione e sulla crescita del PIL, il piano Juncker avrà anche un impatto macroeconomico a lungo termine sull’UE. Guardando al 2037, saranno ancora evidenti i benefici delle operazioni del piano Juncker: un milione di nuovi posti di lavoro e un aumento del PIL dell’UE dell’1,2 %. La migliore connettività e la maggiore produttività derivanti dai progetti sostenuti dal piano Juncker stanno contribuendo a rafforzare la competitività e la crescita dell’Europa nel lungo periodo.

Promuovere gli investimenti e sostenere le PMI

A partire da ottobre 2019 il piano Juncker dovrebbe mobilitare 439,4 miliardi di € di investimenti aggiuntivi in tutta l’UE. Più di un milione di start-up e piccole imprese dovrebbero ora beneficiare di un migliore accesso ai finanziamenti.

Il 70 % circa degli investimenti previsti provengono da risorse private, il che significa che il piano Juncker ha conseguito anche l’obiettivo di mobilitare gli investimenti privati.

Chi ha ricevuto i finanziamenti?

Grazie al sostegno del piano Juncker, la BEI e la sua controllata per il finanziamento delle piccole imprese, il Fondo europeo per gli investimenti (FEI), hanno approvato il finanziamento di quasi 1 200 operazioni e stanno mettendo capitale di rischio a disposizione di più di un milione di start-up e di PMI in un’ampia gamma di settori in tutti i 28 Stati membri.

In ordine di investimenti generati dal FEIS in rapporto al PIL, a ottobre 2019 i primi paesi sono la Grecia, l’Estonia, il Portogallo, la Bulgaria e la Polonia. I progetti del piano Juncker spaziano da un’infrastruttura paneuropea per la ricarica ad alta velocità dei veicoli elettrici a una società di gestione dei rifiuti alimentari in Romania, al reinserimento nel mondo del lavoro di ex militari nei Paesi Bassi. Le schede informative per paese e per settore forniscono una panoramica più dettagliata e ulteriori esempi di progetti.

Quali sono stati i benefici del piano Juncker per i cittadini e le imprese?

Oltre al finanziamento di progetti innovativi e delle nuove tecnologie, il piano Juncker ha sostenuto altri obiettivi dell’UE, ad esempio per quanto riguarda le politiche nel settore sociale, del clima e dei trasporti. Grazie al piano Juncker:

  • più di 10 milioni di famiglie hanno accesso alle energie rinnovabili;
  • 20 milioni di europei beneficiano di migliori servizi sanitari;
  • 182 milioni di viaggiatori all’anno usufruiscono di migliori infrastrutture urbane e ferroviarie.

Per un quadro completo dei benefici consultare la relazione annuale 2018 sulle operazioni all’interno dell’UE  della Banca europea per gli investimenti.

Impatto sull’azione per il clima

Il Fondo europeo per gli investimenti strategici del piano Juncker sostiene idee innovative per proteggere il pianeta. I progetti finanziati dal Gruppo BEI nell’ambito del piano Juncker dovrebbero mobilitare 90,7 miliardi di € di investimenti(link is external) a favore dell’azione per il clima: edifici a energia zero, parchi eolici, progetti nel settore dell’energia solare, docce a risparmio idrico, autobus ecologici e illuminazione a LED.

Servizi di consulenza personalizzati e un luogo di incontro online

Un altro importante obiettivo del piano Juncker è contribuire a far decollare i progetti. Il polo europeo di consulenza sugli investimenti  fornisce assistenza tecnica e consulenza ai progetti in fase iniziale. Dal suo avvio nel 2015, il polo ha gestito più di 1 400 richieste da parte di promotori di progetti in tutti i paesi dell’UE; di questi, più di 400 hanno beneficiato di servizi di consulenza personalizzata e più di 50 progetti sono già stati inseriti nel portafoglio prestiti della BEI, come l’ammodernamento del sistema di illuminazione stradale di Vilnius(link is external), al fine di renderlo più efficiente sotto il profilo energetico. Il progetto, che ha ricevuto anche un prestito garantito dal FEIS di 21,6 milioni di €, dovrebbe ridurre il consumo di elettricità e i costi del 51 %, con un risparmio di circa un milione di € all’anno. Il risparmio energetico è equivalente al consumo energetico medio di quasi 3 100 famiglie.

Inoltre, a settembre 2019, 890 progetti figuravano nel portale dei progetti di investimento europei , un luogo di incontro online tra i promotori di progetti e gli investitori. I progetti coprono tutti i principali settori dell’economia dell’UE, con proposte di investimento per un importo complessivo di 65 miliardi di €. Da quando sono stati pubblicati sul portale, più di 60 progetti hanno ottenuto finanziamenti. Il portale offre anche servizi aggiuntivi, come l’organizzazione di occasioni di incontro tra i soggetti interessati.

Contesto

Il piano di investimenti per l’Europa, il cosiddetto piano Juncker, è stato lanciato nel novembre 2014 per invertire il calo tendenziale dei livelli già bassi degli investimenti e per rilanciare l’economia dell’Europa. I tre obiettivi del piano erano rimuovere gli ostacoli agli investimenti, dare visibilità e assistenza tecnica ai progetti d’investimento e fare un uso più intelligente delle risorse finanziarie. Il Fondo europeo per gli investimenti strategici è una garanzia di bilancio dell’UE che consente al Gruppo BEI di finanziare un maggior numero di progetti, spesso più rischiosi.

Generalmente i finanziamenti vanno a progetti molto innovativi o a piccole imprese prive di storia creditizia, oppure raggruppano esigenze infrastrutturali più piccole per settore e zona geografica. Il piano Juncker consente al Gruppo BEI di finanziare un numero maggiore di operazioni dal profilo di rischio più elevato rispetto a quanto sarebbe stato possibile senza il sostegno della garanzia del bilancio dell’UE e di raggiungere nuovi clienti: tre su quattro dei beneficiari del piano Juncker sono infatti nuovi clienti della banca.

Il 18 aprile 2019 il Parlamento europeo ha dato il via libera a InvestEU, il programma che succederà al piano Juncker nel prossimo quadro finanziario pluriennale.

La valutazione dell’impatto macroeconomico è un lavoro congiunto del dipartimento di economia della BEI e del Centro comune di ricerca della Commissione (JRC), fondato su una metodologia consolidata, pubblicata e oggetto di valutazione inter pares sviluppata dal JRC. I dettagli della modellizzazione sono contenuti nella relazione sull’impatto di giugno 2018.

Per ulteriori informazioni

L’impatto del piano Juncker sull’occupazione e la crescita: scheda informativa

BEI/JRC 2019: valutazione dell’impatto macroeconomico del Gruppo BEI

Schede informative del piano Juncker per paese e per settore

Elenco completo dei progetti FEIS della BEI

La BEI su Twitter: @EIB

InvestEU su Twitter: #InvestEU

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Libia: 2 milioni di euro di assistenza umanitaria per coprire le necessità di base

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aiuto umanitario

 

 

 

L’assistenza comprenderà servizi sanitari di emergenza, aiuti alimentari, aiuti al sostentamento e servizi di protezione.

 

 

Poiché molte persone continuano a soffrire per il conflitto in corso in Libia, la Commissione europea ha annunciato oggi aiuti umanitari supplementari pari a 2 milioni di € per aiutare i più bisognosi. L’assistenza riguarderà i servizi sanitari di emergenza, gli aiuti alimentari, il sostegno alla sussistenza e i servizi di protezione.

“L’UE è determinata a dare aiuto alle persone più vulnerabili in Libia, che soffrono ormai da anni per il conflitto. Questi finanziamenti supplementari aiuteranno i partner con cui collaboriamo per l’assistenza umanitaria a continuare a fornire aiuti in zone difficili da raggiungere. È fondamentale che le parti coinvolte nel conflitto rispettino il diritto umanitario internazionale e consentano agli operatori umanitari un accesso completo per aiutare i bisognosi e salvare vite umane”, ha dichiarato il Commissario per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi, Christos Stylianides.

Gli aiuti umanitari dell’UE favoriscono l’accesso delle vittime del conflitto a cure essenziali, compresi interventi d’urgenza di chirurgia di guerra, rieducazione funzionale, fornitura di medicinali essenziali, protesi e sostegno psicosociale. Tale assistenza contribuisce a ripristinare i servizi sanitari di base nelle zone colpite dai conflitti e a fornire istruzione ai minori.

I finanziamenti dell’UE saranno attentamente monitorati ed erogati tramite organizzazioni non governative internazionali e il Comitato internazionale della Croce rossa.

Contesto

Dal 2014 l’Unione europea ha stanziato più di 46 milioni di € di aiuti umanitari per rispondere alle esigenze più urgenti in Libia. I finanziamenti umanitari dell’UE ammontavano a 9 milioni di € nel 2018 e a 8 milioni di € nel 2019. Tali aiuti rientrano nel più ampio sostegno fornito dall’UE alla Libia per fronteggiare la crisi in atto nel paese. L’UE ha inoltre stanziato circa 367,7 milioni di € per la componente “Africa settentrionale” del Fondo fiduciario di emergenza per l’Africa e assistenza bilaterale per la protezione e l’assistenza a migranti, rifugiati e persone sfollate all’interno del loro paese.

Attraverso i suoi partner l’UE fornisce inoltre servizi di protezione, prodotti alimentari e altri prodotti di emergenza per aiutare le popolazioni colpite dai conflitti. Provvede inoltre all’istruzione in situazioni di emergenza per i minori colpiti dalle crisi. L’UE offre aiuti a tutte le persone vulnerabili, comprese le vittime di sfollamenti forzati e le popolazioni ospitanti vulnerabili, i migranti, i rifugiati e i richiedenti asilo, a prescindere dal loro status e unicamente sulla base delle loro necessità. L’Unione fornisce assistenza in tutte le aree geografiche della Libia, comprese le parti meridionale e orientale del paese.

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Brexit: la Commissione europea raccomanda al Consiglio europeo (articolo 50) di approvare l’accordo raggiunto sul protocollo riveduto riguardante Irlanda e Irlanda del Nord e la dichiarazione politica riveduta

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bandiere uk ue

 

 

 

Il protocollo riveduto fornisce una soluzione giuridicamente operativa che evita una frontiera fisica sull’isola d’Irlanda, tutela l’economia dell’intera isola e l’accordo del Venerdì santo e salvaguarda l’integrità del mercato unico.

 

 

La Commissione europea ha raccomandato al Consiglio europeo (articolo 50) di approvare l’accordo raggiunto a livello dei negoziatori sull’accordo di recesso, compreso un protocollo riveduto su Irlanda e Irlanda del Nord, e di approvare una dichiarazione politica riveduta sul quadro delle future relazioni tra UE e Regno Unito. La Commissione raccomanda inoltre al Parlamento europeo di esprimere il suo consenso a tale accordo. Quest’ultimo è frutto di una serie di intensi negoziati svoltisi nei giorni scorsi tra la Commissione europea e i negoziatori del Regno Unito.

Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, ha dichiarato: “Questo accordo è un equo compromesso tra l’UE e il Regno Unito. È una dimostrazione dell’impegno e della volontà di entrambe le parti di fare ciò che è meglio per i cittadini dell’UE e del Regno Unito. Abbiamo ora un nuovo protocollo approvato che preserva la pace e la stabilità sull’isola d’Irlanda e tutela pienamente il nostro mercato interno. Spero che ora potremo condurlo in porto e offrire ai nostri cittadini e alle nostre imprese la certezza che meritano”.

Michel Barnier, negoziatore capo della Commissione europea, ha dichiarato: “Abbiamo avuto delle discussioni difficili nei giorni scorsi. Siamo riusciti a trovare soluzioni che rispettano pienamente l’integrità del mercato unico. Abbiamo creato una soluzione nuova e giuridicamente operativa per evitare una frontiera fisica sull’isola d’Irlanda e tutelarvi la pace e la stabilità. È una soluzione che funziona per l’UE, per il regno Unito e per i cittadini e le imprese dell’Irlanda del Nord”.

Il protocollo riveduto fornisce una soluzione giuridicamente operativa che evita una frontiera fisica sull’isola d’Irlanda, tutela l’economia dell’intera isola e l’accordo del Venerdì santo (accordo di Belfast) e salvaguarda l’integrità del mercato unico. Questa soluzione risponde alle circostanze uniche esistenti sull’isola d’Irlanda allo scopo di preservare la pace e la stabilità.

Tutti gli altri elementi dell’accordo di recesso restano inalterati nella sostanza, secondo l’accordo raggiunto il 14 novembre 2018. L’accordo di recesso porta certezza giuridica lì dove il recesso del Regno Unito dall’UE creava incertezza: diritti dei cittadini, liquidazione finanziaria, periodo di transizione almeno fino alla fine del 2020, governance, protocolli su Gibilterra e Cipro, nonché una serie di altri temi inerenti alla separazione.

L’accordo di recesso riveduto

A livello normativo, l’Irlanda del Nord rimarrà allineata a un numero limitato di norme relative al mercato unico dell’UE in modo da evitare una frontiera fisica: legislazione sulle merci, norme sanitarie e fitosanitarie (“norme SPS”), norme sulla produzione/commercializzazione dei prodotti agricoli, sull’IVA e sulle accise sulle merci e norme in materia di aiuti di Stato.

A livello doganale, il territorio doganale unico tra l’UE e il Regno Unito, concordato nel novembre 2018, è stato eliminato dal protocollo sull’Irlanda/Irlanda del Nord, su richiesta dell’attuale governo del Regno Unito. I negoziatori dell’UE e del Regno Unito hanno trovato un nuovo modo per raggiungere l’obiettivo di evitare una dogana di frontiera sull’isola d’Irlanda assicurando al tempo stesso che l’Irlanda del Nord resti parte del territorio doganale del Regno Unito. L’accordo tutela pienamente l’integrità del mercato unico dell’UE e dell’unione doganale, ed evita controlli amministrativi e doganali al confine tra Irlanda e Irlanda del Nord.

Infine, l’UE e il Regno Unito hanno concordato di istituire un nuovo meccanismo “di consenso” che darà ai membri dell’Assemblea dell’Irlanda del Nord una voce decisiva sull’applicazione a lungo termine della pertinente normativa dell’UE in Irlanda del Nord. A questo riguardo la Commissione ha mantenuto stretti contatti con il governo irlandese.

La dichiarazione politica riveduta

La modifica principale della dichiarazione politica riguarda il futuro delle relazioni economiche tra l’UE e il Regno Unito, aspetto per il quale il Regno Unito ha optato per un modello basato su un accordo di libero scambio. La dichiarazione politica prevede un accordo di libero scambio ambizioso, senza dazi né contingenti tra l’UE e il Regno Unito. Inoltre, afferma che forti impegni per la parità di trattamento dovranno garantire una concorrenza aperta e leale. La natura esatta degli impegni sarà commisurata all’ambizione dei futuri rapporti e terrà conto dell’interconnessione economica e della prossimità geografica del Regno Unito.

Prossime tappe

Spetta al Consiglio europeo (articolo 50) approvare l’accordo di recesso riveduto nella sua interezza e la dichiarazione politica riveduta sul quadro dei futuri rapporti.

Per poter entrare in vigore, l’accordo di recesso deve prima essere ratificato dall’UE e dal Regno Unito. Per l’UE, il Consiglio dell’Unione europea deve autorizzare la firma dell’accordo di recesso prima di trasmetterlo al Parlamento europeo per approvazione. Il Regno Unito deve ratificare l’accordo conformemente alle proprie norme costituzionali.

Per ulteriori informazioni

Lettera del presidente Jean-Claude Juncker al presidente Donald Tusk

Protocollo riveduto su Irlanda/Irlanda del nord

Dichiarazione politica riveduta

Raccomandazione della Commissione europea

Domande & risposte

Ulteriori informazioni sono disponibili sul nostro sito.

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Giornata mondiale dell’alimentazione: “Una dieta sana per un mondo senza fame”

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Fao- giornata mondiale dell'alimentazione

Oggi 16 ottobre 2019, in occasione della giornata mondiale dell’salimentazione il Commissario  responsabile per la Salute e la sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitis, ha rilasciato una dichiarazione.

Il detto “Sei cosa mangi” dell’avvocato e politico francese (quelle surprise!) Anthelme Brillat-Savarin deve essere preso alla lettera. Esprime il concetto per cui, se si vuole essere sani, bisogna mangiare cibi sani. È proprio vero: quello che mangiamo alimenta ogni cellula del nostro corpo, dai capelli alla pelle, dalle ossa ai muscoli. . Il tema di quest’anno per la Giornata mondiale dell’alimentazione “Una dieta sana per un mondo senza fame“ (Healthy Diets for a Zero Hunger world) mi consente di aggiungere un’altra dimensione a questo detto famoso: sei non solo quello che mangi, ma anche quello che sprechi. Se da un lato facciamo la lotta alle diete poco sane, dall’altro non dovremmo dimenticare gli sprechi alimentari. Le cifre sono più che allarmanti e dovrebbero farci vergognare: in tutto il mondo 800 milioni di persone soffrono la fame, 670 milioni di adulti e 120 milioni di ragazzi (fra i 5 e i 19 anni) sono obesi e ogni anno gli europei sprecano 88 milioni di tonnellate di prodotti alimentari, pari a 140 miliardi di euro. Riuscite a trovare l’errore? Bisogna lottare anche contro gli sprechi alimentari […] È necessario promuovere anche stili di vita sani. Mentre molti Stati membri stanno adottando misure per usare nuove etichette indicanti i valori nutrizionali e l’origine dei prodotti, la Commissione ha inaugurato di recente un progetto sulla riformulazione degli alimenti che mette a disposizione degli Stati membri una banca dati completa contenente informazioni sugli ingredienti dei prodotti venduti nei supermercati dell’UE. In questo modo le autorità, i consumatori e le imprese capiranno che c’è margine di manovra per migliorare i prodotti alimentari: ad esempio evidenziando il tenore elevato di zucchero, sale e grassi. Sono sicuro che questa iniziativa aiuterà i consumatori a fare scelte più positive e informate, mentre le autorità potranno monitorare i progressi in questo settore e adottare eventuali altre misure. Il nostro obiettivo dovrebbe essere promuovere una dieta sana basata su una produzione alimentare sostenibile per un pianeta sano: i nostri modelli di consumo devono adattarsi di conseguenza. Dovrà rientrare nella nostra strategia “dai campi alla tavola” ed essere collegato al nuovo patto verde (Green Deal). Quello che mangiamo e quello che sprechiamo definirà in larga misura il nostro futuro e quello del nostro pianeta”.

La dichiarazione completa è disponibile qui.

 

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Copyright: inizia domani il dialogo tra piattaforme e titolari di diritti /

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Copyright EU

 

 

Domani avrà luogo a Bruxelles la prima riunione del dialogo con i portatori d’interessi sull’applicazione dell’articolo 17 della direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale riguardante l’uso di contenuti protetti da parte di prestatori di servizi di condivisione di contenuti online.

 

 

I partecipanti discuteranno le migliori pratiche per agevolare la collaborazione tra le piattaforme di condivisione di contenuti e i prestatori di servizi, da un lato, e i titolari di diritti, dall’altro. Il dialogo è previsto dalla nuova direttiva e contribuirà alla definizione degli orientamenti per l’applicazione dell’articolo 17.

La Commissione europea ha invitato le organizzazioni dei portatori d’interessi sulla base dei criteri elencati nell’invito a manifestare interesse a partecipare al dialogo. L’ordine del giorno è disponibile qui. La commissaria per l’Economia e la società digitali Mariya Gabriel aprirà i lavori alle ore 09:45 CEST. Il suo discorso e il dibattito potranno essere seguiti in diretta streaming.

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Accordi commerciali dell’UE: offrire nuove opportunità in un’epoca di incertezze economiche globali

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commercio

Nonostante il difficile clima economico globale, le imprese europee hanno continuato a fare buon uso delle opportunità generate dalla rete commerciale dell’Unione europea, che è la più grande al mondo.

Nel 2018 tale rete copriva il 31% degli scambi commerciali dell’Europa e, secondo la relazione annuale della Commissione europea sull’attuazione degli accordi commerciali pubblicata oggi, questo dato è destinato ad aumentare in modo significativo (fino a sfiorare il 40%) man mano che entreranno in vigore altri accordi commerciali. Il commercio rappresenta complessivamente il 35% del prodotto interno lordo (PIL).

Nel 2018 gli scambi tra l’UE e i suoi partner di accordi commerciali hanno registrato sviluppi positivi, con una crescita costante delle esportazioni e delle importazioni pari rispettivamente al 2% e al 4,6% e con ottimi risultati delle esportazioni agroalimentari dell’UE. Commentando la relazione, la Commissaria per il Commercio Cecilia Malmström ha dichiarato: “Gli accordi commerciali offrono alle imprese europee opportunità per crescere e creare occupazione. La relazione odierna mostra che, nel complesso, gli scambi sono in aumento e il nostro commercio mondiale è oggetto in misura crescente di accordi preferenziali. Le nostre esportazioni di prodotti alimentari e bevande in particolare sono in piena espansione grazie alle tariffe più basse e alla protezione giuridica di cui godono all’estero prodotti artigianali dell’UE come lo Champagne e la Feta. La relazione fornisce anche elementi a riprova del fatto che l’attenzione verso il commercio e lo sviluppo sostenibile sta dando i suoi frutti. Abbiamo inoltre adottato una serie di misure senza precedenti al fine di garantire il rispetto degli impegni assunti dai nostri partner commerciali nell’ultimo anno, in particolare per quanto riguarda i diritti dei lavoratori. Naturalmente c’è ancora molto da fare; ma comunicando questi dati al grande pubblico ci auguriamo di poter avviare una discussione su più vasta scala per far sì che il maggior numero possibile di cittadini tragga vantaggio dagli accordi commerciali.

Il testo integrale del comunicato stampa, una scheda informativa e il documento di lavoro dei servizi della Commissione sono disponibili online.

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4º Forum regionale dell’Unione per il Mediterraneo

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4º Forum regionale dell'Unione per il Mediterraneo

Oggi, 10 ottobre, a Barcellona l’Alta rappresentante/Vicepresidente Federica Mogherini e il Ministro giordano degli esteri e degli espatriati Ayman Safadi copresiederanno la 4a riunione del Forum regionale dell’Unione per il Mediterraneo(link is external) (UpM).

Il Ministro degli Esteri spagnolo nonché Alto rappresentante/Vicepresidente designato Josep Borrell ospiterà la riunione, alla quale parteciperanno i Ministri di 43 paesi, tra Stati membri dell’UpM e osservatori, più il segretario generale della Lega degli Stati arabi, il presidente della Fondazione Anna Lindh, rappresentanti dell’assemblea parlamentare dell’UpM, dell’Assemblea regionale e locale euromediterranea, della Banca europea per gli investimenti e del Comitato economico e sociale europeo, e naturalmente il Segretario generale dell’UpM Nasser Kamel.

Il Forum regionale offrirà l’opportunità di esaminare i risultati conseguiti finora dall’organizzazione e di discutere le priorità future e come sfruttare al meglio il potenziale di questa piattaforma unica per aumentare il dialogo e la cooperazione nella regione euromediterranea e far sì che l’UpM contribuisca alle iniziative in corso per garantire pace, stabilità e prosperità.

L’Alta rappresentante/Vicepresidente Mogherini aprirà il forum e parteciperà alla conferenza stampa. A margine del forum si terrà un evento dal titolo “Il clima e l’ambiente nella regione mediterranea, la nostra sfida comune”(link is external). Il Forum sarà trasmesso in streaming su EbS.

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