La solidarietà dell’UE in azione: sostegno essenziale in occasione di 11 catastrofi naturali

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foto centro emergenze europeeLa Commissione europea ha pubblicato la relazione sulle attività del Fondo di solidarietà dell’UE (FSUE) per il 2017 e il 2018, che sottolinea il grande valore aggiunto del Fondo nel fornire sostegno di emergenza e per la ripresa e nel ridurre gli oneri finanziari per le autorità nazionali e regionali.

Nel 2017 e nel 2018 la Commissione ha ricevuto 15 richieste di mobilitazione del Fondo e ne ha accettate 12. Il contributo finanziario complessivo concesso è stato di 1,35 miliardi di euro, incluso il contributo senza precedenti di 1,2 miliardi di euro per la ricostruzione in seguito ai terremoti in Italia centrale nel 2017.

La Commissaria per la Coesione e le riforme, Elisa Ferreira, ha dichiarato: “Il Fondo di solidarietà dell’UE è una delle espressioni più concrete della solidarietà dell’Unione. Offre sostegno finanziario a lungo termine agli Stati membri colpiti da catastrofi naturali e aiuta i cittadini e le regioni che ne subiscono le conseguenze. Ci ricorda inoltre l’importanza di investire nella prevenzione e nell’attenuazione dei cambiamenti climatici, in linea con le priorità del Green Deal europeo”.

Il Fondo di solidarietà dell’UE è stato istituito nel 2002 in risposta a gravi inondazioni in Europa centrale. Gli Stati membri possono richiedere il sostegno del Fondo se i danni complessivi provocati dalla catastrofe naturale superano una certa soglia. Finora il Fondo ha mobilitato oltre 5,5 miliardi di euro per interventi in occasione di 87 eventi catastrofici in 23 Stati membri e in un paese candidato all’adesione (la Serbia).

Gli Stati membri colpiti da una catastrofe naturale possono richiedere un sostegno supplementare tramite il meccanismo di protezione civile dell’UE e RescEU e i volontari del Corpo europeo di solidarietà possono partecipare alle operazioni finalizzate alla ripresa del territorio.

Una panoramica di tutti gli interventi del Fondo di solidarietà dalla sua istituzione a oggi è disponibile sul Portale open data dei fondi SIE. Tra il 2014 e il 2020 l’UE ha investito ulteriori 8 miliardi di euro per la lotta ai cambiamenti climatici e la prevenzione dei rischi tramite la politica di coesione.

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Coronavirus: l’UE sostiene il rimpatrio di oltre 440 persone e offre aiuto alla Cina

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La Commissione europea opera su tutti i fronti per sostenere gli sforzi volti a lottare contro il coronavirus, aiutando gli Stati membri a rimpatriare i loro cittadini e offrendo servizi di emergenza alle autorità cinesi.

 

Lo scorso fine settimana, grazie al cofinanziamento del meccanismo di protezione civile dell’UE, sono stati rimpatriati in Francia e Germania i primi 447 cittadini europei con voli aerei da Wuhan. L’UE ha anche contribuito alla consegna di 12 tonnellate di dispositivi di protezione individuale alla Cina come primo aiuto di emergenza.

Janez Lenarčič, Commissario per la Gestione delle crisi, ha dichiarato: “Ringrazio la Francia e la Germania per aver rimpatriato in sicurezza centinaia di cittadini di Stati membri dell’UE sul loro territorio. Si tratta di un successo del nostro sforzo europeo comune di protezione civile. Lavoriamo 24 ore al giorno per aiutare le autorità cinesi a fornire dispositivi di protezione. I primi approvvigionamenti sono già arrivati in Cina questo fine settimana e altri aiuti dell’UE seguiranno a breve”.

Il Centro di coordinamento della risposta alle emergenze dell’UE coordina l’assistenza dell’Unione. L’UE ha anche stanziato 10 milioni di euro per la ricerca sui vaccini.

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La Commissione europea e il Fondo europeo per gli investimenti varano il fondo BlueInvest, con una dotazione di 75 milioni di €.

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blueinvestLa Commissione europea, in collaborazione con il Fondo europeo per gli investimenti, parte del Gruppo Banca europea per gli investimenti (BEI), ha varato oggi il fondo BlueInvest. Nel corso della conferenza BlueInvest Day a Bruxelles, Emma Navarro, vicepresidente della BEI, e Virginijus Sinckevicius, Commissario per l’Ambiente, gli oceani e la pesca, hanno creato un fondo di investimento a sostegno dell’economia blu con una dotazione di 75 milioni di €.

Il fondo BlueInvest sarà gestito dal Fondo europeo per gli investimenti e finanzierà fondi sottostanti che si rivolgono strategicamente all’innovativa economia blu e la sostengono. Il settore può svolgere un ruolo importante nella transizione verso un’economia neutra in termini di emissioni di carbonio entro il 2050, una delle ambizioni annunciate nel Green Deal europeo. Il nuovo programma è sostenuto dal Fondo europeo per gli investimenti strategici, pilastro finanziario del piano di investimenti per l’Europa.

L’economia blu prevede attività legate a oceani, mari e coste, e comprende tutte le imprese operanti nella produzione di beni e servizi che contribuiscono all’economia marittima, attive in mare e a terra. Nell’economia blu rientrano molte iniziative e imprese promettenti in fase iniziale, nate spesso da programmi di ricerca e sviluppo finanziati dall’Unione europea. Queste sviluppano soluzioni per le energie rinnovabili, i prodotti ittici sostenibili, le biotecnologie blu, i sistemi informatici marittimi e molto altro ancora.

Il fondo del nuovo programma è completato dalla piattaforma BlueInvestCerca le traduzioni disponibili del link precedente della Commissione europea che stimola la propensione agli investimenti e l’accesso ai finanziamenti per le imprese, le PMI e le scale-up in fase iniziale. Attraverso il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, la Commissione finanzia inoltre un regime supplementare di sovvenzioni di 40 milioni di € per sostenere le PMI dell’economia blu a sviluppare e commercializzare prodotti, tecnologie e servizi nuovi, innovativi e sostenibili.

Virginijus Sinkevičius, Commissario europeo per l’Ambiente, gli oceani e la pesca, ha dichiarato: “Se gli oceani sono tra i più colpiti dai cambiamenti climatici, essi offrono anche molte soluzioni in ogni singolo settore marino – dalla pesca e acquacoltura, all’energia eolica offshore, del moto ondoso e mareomotrice, alle biotecnologie blu e a molti altri settori legati all’innovazione – che consentono di rispondere all’emergenza climatica. Il fondo di investimenti di 75 milioni di € serve a sbloccare il potenziale dell’economia blu per contribuire al Green Deal europeo e provvedere alla crescita economica delle PMI europee che sviluppano prodotti e servizi innovativi e sostenibili.”

Emma Navarro, vicepresidente della BEI, responsabile per l’economia blu, ha affermato: “Gli oceani sono indispensabili per la vita sulla Terra, eppure sono in pericolo e occorre proteggerli. È per questo che stiamo sviluppando soluzioni innovative di finanziamento a sostegno dell’economia blu che ci consentano di stanziare finanziamenti per proteggere gli oceani e trasformare le superfici marine in una risorsa economica sostenibile. Il fondo BlueInvest che avviamo oggi darà un contributo importante per mobilitare investimenti privati in questo settore e far decollare progetti essenziali. Questa iniziativa rappresenta un altro partenariato fondamentale tra il Fondo europeo per gli investimenti e la Commissione europea. 

Alain Godard, amministratore unico del Fondo europeo per gli investimenti, ha aggiunto: “Gli oceani offrono un potenziale enorme di crescita economica che deve però essere sostenibile. Gli investimenti nel settore dell’economia blu che abbiamo sottoscritto oggi mostrano come i finanziamenti pubblici dell’UE possano essere impiegati per attirare gli investimenti privati e catalizzare lo sviluppo in questo settore. Sono lieto che possiamo varare oggi il fondo BlueInvest che, insieme agli ulteriori capitali privati, contribuirà a portare avanti il programma europeo di economia blu.”

Contesto

BlueInvest è un’iniziativa della Commissione europea che si prefigge di migliorare l’accesso ai finanziamenti e la predisposizione agli investimenti per le start-up, le imprese e le PMI in fase iniziale attive nell’economia blu. L’iniziativa prevede una comunità online, l’assistenza alle imprese per stimolarne la propensione agli investimenti, l’impegno degli investitori, eventi, un’accademia e la preparazione di vari progetti. Maggiori informazioni sono disponibili qui.

La Banca europea per gli investimenti (BEI) è l’istituto dell’Unione europea, di proprietà degli Stati membri, che eroga prestiti a lungo termine; mette a disposizione risorse finanziarie per investimenti solidi sul lungo periodo allo scopo di contribuire al conseguimento degli obiettivi delle politiche dell’UE.

Il Fondo europeo per gli investimenti (FEI) fa parte del Gruppo Banca europea per gli investimenti. La sua missione fondamentale è sostenere le microimprese e le piccole e medie imprese europee, facilitandone l’accesso ai finanziamenti. Il FEI elabora e sviluppa strumenti di capitale di rischio e di capitale di crescita, strumenti di garanzia e di microfinanza destinati specificamente a questo segmento di mercato. In questo ruolo il FEI promuove gli obiettivi dell’UE a sostegno dell’innovazione, della ricerca e dello sviluppo, dell’imprenditorialità, della crescita e dell’occupazione.

Il Piano di investimenti per l’Europa intende stimolare gli investimenti per creare crescita e occupazione facendo un uso più intelligente delle risorse finanziarie, eliminando gli ostacoli agli investimenti e offrendo visibilità e assistenza tecnica ai progetti di investimento.

 

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Nuove norme sui visti per i soggiorni di breve durata nell’UE

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visa.jpgDal 2 febbraio si applicano in tutto il mondo le nuove norme dell’UE sui visti per i soggiorni di breve durata, che semplificheranno le richieste di visto per i milioni di viaggiatori regolari che visitano l’UE ogni anno, agevolando il turismo e gli affari e offrendo maggiori risorse per contrastare i rischi legati alla migrazione irregolare e le minacce per la sicurezza interna.

La procedura di richiesta del visto diventa più semplice: ad esempio i viaggiatori possono presentare domanda di visto fino a 6 mesi prima di un viaggio programmato anziché 3 mesi prima. Chi viaggia spesso potrà ottenere più facilmente visti per ingressi multipli e con un lungo periodo di validità, risparmiando tempo e denaro. Il costo del visto è 80 euro anziché 60, il primo aumento dal 2006, in linea con l’inflazione. Questa maggiorazione consentirà di disporre di risorse sufficienti per trattare le domande e individuare potenziali rischi connessi alla sicurezza e alla migrazione irregolare.

Adesso l’UE può anche adeguare le norme sul trattamento delle domande di visto (ad esempio i tempi del trattamento, l’importo dei diritti o il rilascio di visti per ingressi multipli) al livello di cooperazione dei paesi terzi riguardo al rimpatrio e alla riammissione dei propri cittadini che risiedono nell’UE senza regolare permesso.

Queste norme riguardano i visti per i soggiorni di breve durata nello spazio Schengen, che include 22 Stati membri e quattro paesi associati. Attualmente sono 105 i paesi e le entità al di fuori dell’UE i cui cittadini devono essere in possesso di un visto per recarsi nello spazio Schengen per brevi periodi (l’elenco completo è disponibile qui).

Per maggiori informazioni sulle nuove norme si vedano le Q&A e una scheda informativa.

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Piano europeo di lotta contro il cancro: la Commissione apre una consultazione pubblica

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giornata mondiale contro il cancroDomani, in occasione della Giornata mondiale contro il cancro(link is external)la Commissione europea aprirà una consultazione pubblica sul piano europeo di lotta contro il cancro nel quadro di un evento organizzato dalla Commissaria per la Salute e la sicurezza alimentare Stella Kyriakides al Parlamento europeo.

Sebbene l’UE sia impegnata da molto tempo nella lotta contro il cancro, restano molte sfide da affrontare. Ogni anno nell’Unione i decessi per cancro sono 1,3 milioni e i nuovi casi diagnosticati 3,5 milioni. L’evento “Europe’s Beating Cancer Plan: Let’s strive for more” (Piano europeo di lotta contro il cancro: dobbiamo fare di più) riunirà un’ampia gamma di parti interessate, dai leader politici, agli operatori sanitari alle ONG, per raccogliere idee sul piano e contribuire ad individuare gli ambiti e la portata degli interventi futuri.

La Commissaria Kyriakides ha dichiarato: “Domani apriremo una consultazione pubblica sul piano europeo di lotta contro il cancro, il cui successo dipenderà dal coinvolgimento di una vasta gamma di soggetti. Spero che tutti parteciperanno a questo processo al massimo delle loro capacità e condivideranno le loro competenze, esperienze e conoscenze preziose, perché per garantire che il piano sia ambizioso e di ampio raggio e che abbia un impatto concreto sulle vite dei cittadini è necessario il contributo di tutti”.

Il discorso di apertura sarà affidato alla Presidente Ursula von der Leyen e nel corso dell’evento interverranno anche il Vicepresidente per la Promozione dello stile di vita europeo Margaritis Schinas, la Prima Vicepresidente del Parlamento europeo Mairead McGuiness e i copresidenti del gruppo di interesse “membri del Parlamento europeo contro il cancro”, Véronique Trillet-Lenoir e Loucas Fourlas.

Maggiori informazioni sull’evento, che sarà trasmesso in diretta su Ebs, sono disponibili qui. Intorno alle 16.30 è previsto un incontro con la stampa del Vicepresidente Schinas e della Commissaria Kyriakides.

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Futuro partenariato UE-Regno Unito: primo passo della Commissione europea verso l’avvio dei negoziati con il Regno Unito

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La Commissione europea ha rivolto oggi al Consiglio una raccomandazione per l’avvio dei negoziati di un nuovo partenariato con il Regno Unito.

La raccomandazione propone direttive di negoziato globali che trattano l’intero ambito e i termini del futuro partenariato che l’Unione europea prospetta con il Regno Unito.

Le direttive di negoziato toccano tutti i settori di interesse: cooperazione commerciale ed economica, cooperazione delle autorità di contrasto e giudiziarie in materia penale, politica estera, sicurezza e difesa, partecipazione ai programmi dell’Unione e altri ambiti di cooperazione tematica. Uno specifico capitolo delinea un assetto di governance generale per tutti i settori della cooperazione economica e in materia di sicurezza. La raccomandazione odierna si basa sulla dichiarazione politica concordata tra l’UE e il Regno Unito a ottobre 2019 e sugli orientamenti e conclusioni emanati dal Consiglio europeo.

La raccomandazione odierna invita inoltre il Consiglio a designare la Commissione europea negoziatrice dell’UE. È intenzione della Commissione portare avanti i lavori in stretto coordinamento con il Consiglio e i suoi organi preparatori così come con il Parlamento europeo.

Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione, ha dichiarato: “D’ora in avanti il tema sarà il nostro nuovo partenariato con il Regno Unito. I negoziati stanno per iniziare. Lo dico forte e chiaro: voglio che l’UE e il Regno Unito restino buoni amici e partner. […] Ma nessun partenariato potrà mai replicare i vantaggi dell’appartenenza ad una stessa Unione.”

Michel Barnier, Capo negoziatore della Commissione europea, ha dichiarato: “Negozieremo in buona fede. La Commissione continuerà a operare in strettissima collaborazione con il Parlamento europeo e il Consiglio. Il nostro compito sarà quello di difendere e promuovere gli interessi dei nostri cittadini e della nostra Unione, cercando nel contempo di trovare soluzioni che rispettino le scelte del Regno Unito.”

Prossime tappe

Il Consiglio “Affari generali” dovrà adottare il progetto di direttive di negoziato, autorizzando così formalmente la Commissione ad avviare i negoziati in veste di negoziatrice dell’Unione.

Contesto

Il 31 gennaio 2020 il Regno Unito ha receduto dall’Unione europea e dalla Comunità europea dell’energia atomica (Euratom).

Le modalità del recesso sono stabilite nell’accordo di recesso entrato in vigore il 1º febbraio 2020, che prevede un periodo di transizione durante il quale il diritto dell’Unione continua ad applicarsi al Regno Unito, almeno fino al 31 dicembre 2020, salvo che il comitato misto istituito a norma dell’accordo stesso adotti, prima del 1º luglio 2020, una decisione unica che proroga il periodo di transizione di un periodo fino a uno o due anni.

Negli orientamenti del 23 marzo 2018 il Consiglio europeo ha ribadito la determinazione dell’Unione ad avere un partenariato quanto più stretto possibile con il Regno Unito in futuro. Secondo gli orientamenti tale partenariato dovrebbe riguardare la cooperazione commerciale ed economica nonché altri settori, in particolare la lotta al terrorismo e alla criminalità internazionale, come pure la sicurezza, la difesa e la politica estera.

Il quadro del futuro partenariato tra l’Unione europea e il Regno Unito è definito nella dichiarazione politica.

La raccomandazione odierna della Commissione europea segna il primo passo nell’iter negoziale, invitando il Consiglio ad autorizzare la Commissione, nella sua veste di negoziatrice dell’Unione, ad avviare formalmente i negoziati di un nuovo partenariato con il Regno Unito.

Per ulteriori informazioni

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Brexit: a mezzanotte il Regno Unito lascerà l’UE

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Questa sera a mezzanotte il Regno Unito uscirà dall’Unione europea in seguito alla ratifica dell’accordo di recesso da parte del Parlamento europeo e del Consiglio. L’accordo di recesso prevede un periodo di transizione fino almeno al 31 dicembre di quest’anno, durante il quale il Regno Unito resterà membro del mercato unico e dell’unione doganale.

Questa mattina i Presidenti von der Leyen, Sassoli e Michel hanno rilasciato una dichiarazione comune alla stampa al Parlamentarium del Parlamento europeo, disponibile qui. La Presidente von der Leyen ha dichiarato: “Vogliamo istituire il miglior partenariato possibile con il Regno Unito. È evidente però che ci sarà sempre una differenza, perché far parte dell’Unione europea conta”. Il 3 febbraio la Commissione adotterà e presenterà al Consiglio progetti di direttive di negoziato per le trattative future sulle relazioni con il Regno Unito. Lunedì è prevista una conferenza stampa di Michel Barnier, capo negoziatore della Commissione europea, che sarà trasmessa in diretta su EbS e sarà seguita da una riunione tecnica.

Maggiori informazioni sull’accordo di recesso sono disponibili qui.

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Sempre più europei vivono e lavorano all’estero

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lavoratori cartoon

 

 

In aumento la mobilità intra-UE dei lavoratori.

 

 

 

 

Oggi è stata pubblicata l’edizione 2019 della relazione annuale della Commissione sulla mobilità intra-UE dei lavoratori.

Secondo i dati, nel 2018 i cittadini dell’UE-28 trasferitisi all’estero erano 17,6 milioni, di cui 12,9 milioni in età lavorativa (20-64 anni). La percentuale di questi ultimi è aumentata del 3,4% rispetto al 2017, a un ritmo più lento degli anni precedenti. Ciò significa che il 4,2% della popolazione totale dell’UE in età lavorativa vive in uno Stato membro diverso da quello di origine.

I cinque paesi con il maggior numero di partenze di persone in età lavorativa rispetto alla popolazione totale sono la Lituania, la Romania, la Croazia, la Lettonia e l’Estonia. Nel 2018 circa la metà di tutte le persone dell’UE trasferitesi risiedeva in Germania o nel Regno Unito, e un ulteriore quarto in Spagna, Italia o Francia. Secondo la relazione, i periodi di mobilità si stanno accorciando e il 50% delle persone resta nello Stato membro ospitante per un periodo che va da uno a quattro anni.

Anche la mobilità di ritorno è aumentata: ogni quattro persone che lasciano uno Stato membro, tre vi fanno ritorno. La pubblicazione della relazione sulla mobilità dei lavoratori coincide con il 25° anniversario della rete europea per la mobilità professionale (EURES), celebrato a Bruxelles.

EURES ha una rete di 1000 consulenti che offrono sostegno personalizzato sia ai datori di lavoro che a chi è alla ricerca di un impiego e nel portale EURES della mobilità professionale datori di lavoro e persone alla ricerca di un’occupazione possono caricare curricula e accedere a opportunità lavorative e informazioni esaustive. Attualmente sono oltre 3,3 milioni le offerte di lavoro presenti nel portale.

La relazione sulla mobilità dei lavoratori è disponibile qui. Maggiori informazioni su EURES sono disponibili qui.

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Coronavirus: attivato il meccanismo di protezione civile dell’UE per il rimpatrio dei cittadini dell’Unione

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foto operatori protezione civile europeaAlla luce della diffusione del coronavirus e in seguito a una richiesta della Francia di offrire assistenza consolare ai cittadini dell’UE a Wuhan (Cina) è stato attivato il meccanismo di protezione civile dell’UE.

 

 

Janez Lenarčič, Commissario per la Gestione delle crisi, ha dichiarato: “L’UE non dimentica i propri cittadini nel momento del bisogno, ovunque si trovino. Tramite il meccanismo di protezione civile dell’UE mobiliteremo due aeromobili per il rimpatrio dei cittadini dell’Unione. Il centro di coordinamento della risposta alle emergenze dell’UE lavora 24 ore su 24 ed è costantemente in contatto con gli Stati membri, le delegazioni dell’UE nella regione e l’ambasciata cinese a Bruxelles. Su richiesta, possiamo mobilitare un sostegno supplementare”.

Stella Kyriakides, Commissaria per la Salute e la sicurezza alimentare, ha aggiunto: “Siamo pronti a sostenere gli Stati membri e a garantire una risposta forte e coordinata sia all’esterno che all’interno dell’UE all’evolversi della diffusione del virus. Continueremo a seguire la situazione da vicino tramite il centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie e restiamo in stretto contatto con gli Stati membri”.

L’UE cofinanzierà le spese di trasporto aereo. Il primo aeromobile partirà oggi dalla Francia, mentre il secondo partirà in settimana. I cittadini di qualsiasi nazionalità dell’UE che si trovano nella regione e vogliono essere rimpatriati possono ancora presentare domanda. Secondo i primi dati, circa 250 cittadini francesi saranno rimpatriati con il primo aereo e oltre 100 cittadini europei di altri paesi saliranno sul secondo. Questa è solo la prima richiesta di assistenza, ma potrebbero seguirne altre nei prossimi giorni.

Il testo integrale del comunicato stampa è disponibile qui. Alle 14.00 è prevista una conferenza stampa che sarà disponibile su EbS.

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Cooperazione rafforzata tra la Commissione europea e il Fondo monetario internazionale a sostegno dello sviluppo sostenibile

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euroDal 2016 l’Unione europea è il partner principale del Fondo monetario internazionale (FMI) per lo sviluppo di capacità. Ieri la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e la Direttrice generale dell’FMI Kristalina Georgieva hanno firmato un nuovo accordo quadro di partenariato finanziario per intensificare la cooperazione tra UE e FMI finalizzata ad affrontare le grandi sfide mondiali, come i cambiamenti climatici, e ad aiutare i singoli paesi a raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile.

La Presidente von der Leyen ha dichiarato: “L’Unione europea e l’FMI sono partner forti. Condividiamo la volontà di trovare soluzioni ai problemi mondiali, in particolare in Africa, e con questo nuovo accordo potremo concentrarci meglio sui cambiamenti climatici e le sfide digitali. Ringrazio Kristalina Georgieva per l’impegno profuso. Insieme intensificheremo ulteriormente la cooperazione e il partenariato tra le nostre istituzioni”.

Il nuovo accordo favorirà, semplificherà e velocizzerà la conclusione di accordi contrattuali relativi alle numerose attività congiunte avviate per sostenere la buona governance economica, una sana gestione delle finanze pubbliche, una mobilitazione adeguata delle entrate interne, lo sviluppo delle istituzioni e, più in generale, l’attuazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Il testo integrale del comunicato stampa è disponibile online.

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